Categorie
Attualità musica

I: quando la mancanza di rispetto e di apprezzamento distruggono la voglia di musica e diminuiscono la voglia di fare

Scritto spontaneamente, senza l’IA

Sarei abbastanza contento se questo articolo venisse letto da 10 persone, ma mi accontento anche di 5! L’ho diviso in parti perché molto lungo, d’altra parte non si possono condensare 44 anni in poche parole. E’ la vera storia di come mi sono sentito nell’andare a suonare in chiesa, quella che non si può dire, quella che la maggioranza della gente non vuol sentire perché fa comodo lo stereotipo del povero ciechino, poverino, che suona ai funerali per passatempo. Certo, non ho suonato solo a quelli, però vedremo che anche per le messe e i matrimomi le soddisfazioni sono infime, quasi nulle.
Come tutti nella vita ho fatto degli sbagli e quello più grosso credo sia stato d’andare a suonare in chiesa e quello di non aver smesso prima, tanto prima! E non passa giorno che non mi stramaledica ma ormai il latte è versato….

Introduzione

La psicologia ce lo insegna: in linea generale, da bambini abbiamo un forte interesse per la musica che cala quando siamo anziani e questo, nonostante sia nato cieco, è capitato anche a me; e del resto, perché dovrei fare eccezione? Tuttavia secondo me il calo dell’interesse per la musica nel mio caso non è solo dovuto all’avanzare dell’età ma anche alla costrizione nel farla, o meglio, all’essere apprezzato solo per quella e anche, come vedremo, in buona parte dall’apprezzamento che si dà ad un bambino incapace d’intendere e volere.
A questo punto immagino che questo articolo sarà letto da poche persone e tra queste poche, pochissime lo condivideranno ma pazienza, sono abituato a dire ciò che penso e, pur amando la democrazia perché è l’unica modalità valida per esprimersi, sono consapevole che questa non è perfetta e che la maggioranza non ha sempre ragione. A volte le persone corrono dietro alle mode, al sentito dire, al fatto che fanno tutti così e al politicamente corretto senza fermarsi un attimo a riflettere e pensare con la propria testa.
Per lavoro, inteso nel senso lato del termine e non solo quello giustamente retribuito, nella vita ho fatto diverse cose: lavorato con i trasformatori elettrici, fatto lezioni private, la redazione di una rivista musicale e poi anche quella di alta fedeltà, collaborato con altre riviste di elettronica ed informatica, svolto soprattutto attività elettroniche ed informatiche per mio conto ma che ho sempre messo a disposizione degli altri prima con i floppy, poi con il sito ed il blog. Qui però racconterò solo una cosa che ho svolto dal 1980 al 2024: suonare in chiesa, l’unica importante per la maggioranza delle persone ma altrettanto poco importante per me. Dal racconto tralascerò le volte che ho suonato saltuariamente in una parrocchia, e non sono poche, dirò invece solo l’attività regolare.

Prima parrocchia

Il 22 giugno 1980 ho cominciato a suonare regolarmente in chiesa, l’ho fatto perché mi è stato chiesto e per soldi (all’epoca i ciechi minorenni non avevano alcun sussidio economico). All’inizio venivo pagato poco e in maniera irregolare, ma a me andava bene ugualmente perché ero stanco d’andare a chiedere i soldi a mio padre solo per andare al bar anche perché me ne dava sempre meno rispetto a mia sorella e dopo una settimana trascorsa in collegio dovevo anche portarne a casa. Ma che se li tenesse!
Dopo il primo periodo ho continuato a suonare in chiesa anche se non avevo bisogno di soldi, ma il senso del dovere, la voglia di fare e il fatto di poter lenire le persone che mi dicevano che non facevo nulla mi hanno fatto continuare.
L’ambiente della parrocchia non era proprio idilliaco ma mi accontentavo perché, anche se non ero io a scegliere i canti, non solo suonavo come volevo ma mi chiedevano consiglio per fare le canzoni; e sì che non sapevo quasi niente! Nel senso che suonavo ad orecchio quelle che avevo conosciuto andando in parrocchia mentre per quelle nuove mi arrangiavo a capire la melodia che a volte una suora riusciva a cantare tra un semitono e l’altro; quanto all’armonizzazione, si sa che può essere fatta in vari modi e io sceglievo quello che mi pareva più giusto. D’altra parte non avendo spartiti in braille e nemmeno una cassetta per imparare la musica, facevo quello che potevo! Ma proprio per le mancanze descritte sopra, mi piaceva andare a suonare in quella parrocchia perché potevo essere me stesso, potevo esprimermi e farlo senza alcuna costrizione, cosa per me importantissima.
Poi sono arrivate le cassette, i file mp3 ed internet e posso dire che fino a Natale del 2010 sono stato abbastanza bene perché, lo ripeto, potevo esprimere me stesso e poco m’importa se non ero io a decidere i canti, non ho mai avuto la voglia di primeggiare, a me importava solo potermi esprimere.
Tuttavia, anche se mi piaceva abbastanza andare a suonare in quella parrocchia, per me era solo poco più che un passatempo, un modo per staccare dalle cose che facevo che per me erano molto ma molto importanti anche se non venivano valorizzate, anzi venivano osteggiate, derise e non prese in considerazione perché in maggioranza erano cose che venivano fatte senza scopo di lucro e per certa gente quando non si fa qualcosa per guadagnare significa non far niente. Per la gente non facevo niente, però provate voi ad iniziare ad usare il computer con il dos 2.11 in inglese, lingua che non so di cui ho imparato qualche parola a forza di sentirla da una sintesi, con una sintesi vocale che leggeva poco e tutto il resto.
Quanto alla musica, beh, diciamo che ero abituato ad occuparmi di musica più impegnata, le canzoncine le facevo appunto per passatempo o poco più. Infatti ricordo un pomeriggio che io e un mio amico prendevamo per il culo la suora che diceva che era bella la canzone Sei grande Dio…
Salvo eccezioni, come ad esempio quando dovevo provare con il coro e gli ultimi anni perché mia madre non guidava più, non potendo guidare la macchina mi dovevo sempre far accompagnare da mia madre e qualche rara volta da mio padre, che schifo, come un bambino incapace d’intendere e volere! All’inizio non ci badavo, ma poi sempre più mi sono sentito come un deficiente che viene portato lì a suonare… Tuttavia fino alla fine del 2010 mi rimaneva il fatto che in quella parrocchia suonavo come volevo… Non è proprio tantissimo, ma insomma…

Seconda parrocchia

Non ricordo come sia avvenuto che ci sono andato, ma ho cominciato a suonare regolarmente nel 1990 perché mi era stato chiesto e ho accettato forse per mettere a tacere chi diceva che non facevo nulla. Così le parrocchie erano due, lavoro aumentato, soddisfazione zero. Infatti, nella seconda parrocchia non ho mai potuto, o quasi, essere me stesso; ero semplicemente un pagliaccio che suona, e dovevo anche starmene zitto! Che schifo!
A parte qualche matrimonio che all’inizio facevo come volevo, in prevalenza mi chiamavano per i funerali che suonavo per dovere ma non certo per piacere, ma
per certe persone il povero ciechino deve accontentarsi di quelli; dicono: eh, se non suona ai funerali, poverino, cosa vuoi che faccia? E’ un argomento che ho già trattato
nell’articolo
Quando un portatore di handicap viene trattato
da poveretto.

qui mi limito a dire che all’inizio suonavo da solo e facevo come volevo, poi è arrivato il coro e sono stato sempre più sottomesso così com’è successo per i matrimoni dove c’era sempre qualcuno a mettere la lingua dove non dovrebbe.
C’è stato un periodo in cui c’era un capellano abbastanza carogna, ma per il resto con i parroci che si sono succeduti nella seconda parrocchia non ho mai avuto nulla da dire, anzi, loro mi apprezzavano mentre la gente…

Salvo eccezioni, anche in questo caso mi dovevo far accompagnare da mia madre o da mio padre, ero considerato solo il povero ciechino che, poverino, gli si dà un lavoretto tanto perché passi il tempo, che poi non ho mai capito perché un cieco o un portatore di handicap in genere debba avere qualcosa per passare il tempo, io non l’ho mai chiesta.

Terza parrocchia

Sempre perché me l’avevano chiesto, nel 1999 ho cominciato ad andare in una terza parrocchia dove potevo suonare come mi pareva. All’inizio andava molto bene anche se le persone erano un po’ così e così, poi nel 2003 hanno sostituito il parroco e a poco a poco mi son scocciato perché le messe non erano tali ma lezioni di psicologia; a tale proposito si veda l’articolo
Quando all’interno della chiesa si sostituisce il soprannaturale con la psicologia.
Salvo rare eccezioni, anche in questo caso mi dovevo far accompagnare da mia madre o da mio padre; che schifezza!

Quarta parrocchia, o meglio altre quattro parrocchie

In realtà la quarta parrocchia era composta da quattro parrocchie, una di grossa e tre piccole, e anche qui non ho chiesto io d’andarci; ho accettato nel 2007 compatibilmente con il tempo che mi rimaneva. Finalmente qui mi venivano a prendere anche se qualche volta mi è stato detto di farmi accompagnare dalla mamma, come un bambino piccolo! Un’altra volta mi dovevano venire a prendere ma non l’hanno fatto e mi sono tanto incavolato perché sono stato qui ad aspettare per niente, tanto il cieco non ha nulla da fare e se resta lì ad attendere non importa.
IN prevalenza mi chiamavano per i funerali che, come già detto,
suonavo per dovere ma non per piacere e quindi la soddisfazione era a zero o quasi. C’era chi diceva che è bello suonare ai funerali facendomi sentire una nullità; ma si può disprezzare talmente tanto una persona fino a considerarla un pagliaccio che si diverte a suonare in certe circostanze?
Con tutti i problemi che un cieco incontra nella vita, ad esempio quelli di accessibilità informatica, lo spostamento eccetera, più quelli familiari che mi ritrovo, con tutto il rispetto per il dolore altrui
non avevo certo bisogno d’andare a suonare ai funerali, infatti, non per la parrocchia specifica, all’inizio ero molto ma molto titubante.
Qui diciamo che potevo tirare fuori me stesso a metà nel senso che c’erano delle persone che rompevano le palle, primo tra tutti il campanaro di una piccola parrocchia per il quale, non solo con me, bisognava fare tutto ciò che diceva. Ma si è mai visto un campanaro che impone ai musicisti e ai cantori i canti da svolgere?
Con i sacerdoti che si sono succeduti in quelle quattro parrocchie non ho mai avuto nulla da dire, loro rispettavano me e io rispettavo loro, il problema era con certa gente.

L’inizio del declino e dello scoramento

Lo dico un’altra volta: per me andare a suonare in chiesa era poco più che un passatempo, le cose davvero importanti, comprese le attività musicali, erano altre e vorrei che fosse chiaro.
L’inizio del declino e dello scoramento è cominciato alla fine degli anni ’90 quindi se ho smesso definitivamente d’andare a suonare nel 2024 il mio non è stato un colpo di testa, un qualcosa a cui non ho riflettuto abbastanza, anzi! Ci ho riflettuto a lungo e rimpiango amaramente di non averlo fatto prima, tanto prima! Ma sapevo, anche se non riuscivo ad accettarlo fino in fondo, che una volta smesso di suonare, da quella gente come amicizia e rispetto non mi sarebbe rimasto quasi nulla; difatti quasi tutte le persone se ne sono andate; eh, se il povero ciechino non suona più non ha senso frequentarlo! Come del resto non ha senso frequentarlo se non fa più il centralinista o altri lavori retribuiti! Il cieco, come altri portatori di handicap, lo si usa fin che fa comodo, ma quando, per libera scelta o altre ragioni non fa più quello che la gente si aspetta lo si mette da parte o peggio lo si butta via come le scarpe rotte. E ci sono ancora dei non vedenti per i quali il lavoro è importante per l’inserimento e per le amicizie! Poveri illusi! L’ho fatto notare ad una persona in pensione rimasta quasi da sola ma per lei il lavoro rimane importante; io dico che così com’è il lavoro retribuito oggi serve solo ad avere un po’ di soldi, quanto alle amicizie e il resto…. Ma andiamo con ordine.
Dicevo che il declino l’ho avvisato alla fine degli anni ’90, ricordo lo scoramento del Natale ’99 dopo che avevo suonato a tre messe. Dopo le prove con il coro e le tre messe suonate, cosa mi rimaneva? Nulla. Il pomeriggio di Natale ero lì da solo come al solito perché tanto il ciechino lo si sfrutta fin che si ha bisogno per poi metterlo da parte.
Una parte della mia famiglia mi ha sempre considerato uno che non fa un tubo, uno da osteggiare e denigrare e come loro anche buona parte della gente che conoscevo. Inoltre, la maggioranza delle persone pensa che si faccia qualcosa solo quando lo si fa per guadagnare. Che mentalità ristretta e schifosa! A me questo stato di cose non è mai andato giù e continuavo a fare qualcosa di retribuito anche per cercare di lenire le malelingue e per avere un po’ d’amore, nel senso lato del termine. Ma non c’è amore là dove esiste la costrizione e non esiste amore là dove manca il rispetto di ciò che fai, ciò che senti, dei tuoi sentimenti eccetera. Non c’è amore se uno viene continuamente umiliato; un conto è uno che si umilia da solo, tutt’altra cosa è umiliarlo sempre e, direi, quasi di proposito.
 

Di Franco (moderatore)

Appassionato di radio ed elettronica fin da bambino, in età adulta mi sono dedicato molto al computer e qui trovi alcune delle mie esperienze con l'aggiunta di temi di attualità che mi sono cari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *