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I frutti della falsità

A tutti noi capita di parlare male di una persona, a volte lo si fa perché siamo sempre pronti a criticare, in altri casi perché siamo arrabbiati e ci lasciamo prendere dall’emotività. Sbagliare è umano e quindi non è questo il problema. Purtroppo però ci sono persone che decidono (o quasi) di fare delle cattiverie e un po’ si divertono a sparlare degli altri e a dire cose che non sono vere e che non possono conoscere. Sarà capitato anche a te di sentirti dire delle cose che proprio non hai mai pensato o non hai mai fatto e che magari non ti è mai passato per la testa l’idea di fare. La cosa più squallida è quando queste persone che sparlano di te sono credute dagli altri, in tal modo certe dicerie vanno avanti per anni e resti impegolato sempre dalle stesse stupidaggini. Ecco una mia esperienza; la racconto senza entrare, volutamente, in cose troppo personali, la privacy è un diritto che anche i ciechi sarebbe ora imparassero a rispettare.
Nei primi anni ottanta ho fatto delle scelte che per molte persone erano sbagliate. D’accordo, fin qui tutto bene, ognuno la vede a suo modo. Per certe persone quella è stata l’occasione di parlare male di me e di dire cose che non sono vere. Siccome certe persone si aspettavano che io facessi certe cose al posto di altre, si sono messe a dire in giro che io non facevo (e non faccio) niente. Quando si ha poco più di vent’anni è difficile ragionare con la propria testa anche quando si pensa di farlo. In realtà, proprio perché si è ancora alle prime esperienze di una vita adulta, spesso ci si lascia condizionare dagli altri senza accorgersene. Anche a me è capitato questo. Io sapevo benissimo che non passavo i giorni a far nulla e ciò nonostante mi comportavo come se le persone che parlavano male di me avessero ragione. Chi mi conosce, magari anche solo un poco, sa benissimo che se c’è una cosa che mi disturba è proprio il far niente. A quei tempi sapevo anche questo ma non lo mettevo in pratica. E così continuavo ad aumentare le mie attività per cercare disperatamente di placare la maldicenza di certe persone. Ma la cattiveria a volte è grande e non si blocca facilmente. Io aumentavo le attività, quelle persone continuavano a sparlare, era un cerchio chiuso dal quale si esce solo dopo che uno ha toccato il fondo. E così ero arrivato verso la fine degli anni ottanta a non avere più nemmeno un po’ di tempo libero. Compravo dei cd che poi rimanevano inascoltati perché fermarsi anche dieci minuti per un po’ di relax mi sembrava un reato; Se mancavano dieci minuti all’ora di pranzo, non li dedicavo certo a gustarmi l’aperitivo; cominciavo qualche cosa, leggevo, facevo un pezzo di rivista o qualsiasi altra cosa, l’importante era che non ci fosse mai un minuto di inattività perché i “giudici” erano in agguato. La stessa cosa capitava anche prima di coricarmi, anche se magari mi ero alzato alle sei del mattino o avevo dormito poco durante la notte precedente. Tutto questo stress mi comportava un nervosismo tremendo, quando manca la tranquillità le cose sono più difficili da fare e da portare a termine, i rapporti con gli altri sono più difficili. Avevo paura di ribellarmi a certe persone perché altrimenti dicevano che ero cattivo. Ma poi arrivi ad un punto che non ce la fai più e mandi tutti a quel paese. Poi, a poco a poco, ho cominciato a far lavorare la mente in modo razionale. Che senso aveva continuare con quello stress se tanto le persone dicevano ugualmente che io non facevo niente? Tanto valeva far niente per davvero. E poi perché preoccuparsi sempre dei giudizi degli altri? E questi altri, facevano davvero molte cose? Ed inoltre, aveva un senso vivere ogni attività in modo stressante a tal punto da non godere nemmeno l’attimo presente perché sempre preoccupato del futuro e cioè delle cose che poi avrei dovuto fare? In realtà, a poco a poco e fino ad arrivare ai giorni nostri, mi venivano alla mente certi particolari che io avevo inconsciamente insabbiato. Ricordo l’anno in cui insegnavo per un’attività integrativa, facevo lezioni private, mi stavo preparando all’esame di radioamatore e uno di musica, ero occupato con le associazioni per ciechi e, se avanzava tempo, leggevo qualcosa o ascoltavo un po’ di musica; qualche passeggiata ogni tanto, stando però attento che non mi occupasse troppo tempo. Sempre in quel periodo frequentavo alcune di quelle persone che sparlavano di me e sai come si passava la giornata quando le incontravo? Passeggiando per un corridoio del collegio, giocando a carte, inventando bestemmie e girovagando per la città con un autobus tanto perché passasse il tempo. Me ne tornavo a casa annoiato e adesso dico che ero proprio scemo a badare a queste persone. Una di queste, che era ed è vedente, una sera aveva bevuto un po’, non essendo abituata si addormenta guidando in autostrada e se sono ancora vivo è proprio una grazia. Alla faccia della maturità! Un giorno mi telefona l’ex fidanzata di un mio amico vedente; generalmente io non parlo mai di ciò che faccio o non faccio, mi danno fastidio quelli che si danno arie, ma quel giorno il discorso è andato in quel modo. Le elenco le mie attività che, rispetto a quanto scritto sopra, nel frattempo erano un po’ cambiate. Lei mi dice: “cosa dice adesso tua madre che ti sei messo a fare un sacco di cose mentre prima non facevi nulla?” Le rispondo che lavoravo anche prima e le elenco ciò che facevo. In realtà lei aveva creduto a una di quelle persone che passano il loro tempo a dir male degli altri e a non dire la verità. Passando ai giorni nostri, qualche settimana fa in corriera ho trovato una persona che non vedevo da moltissimo tempo. Come si fa in questi casi, abbiamo parlato della nostra vita e ad un certo punto mi sento dire una frase che grosso modo voleva dire: “una volta non facevi nulla mentre adesso…..”. In realtà adesso faccio meno di un tempo, ma anche questo è vero fino ad un certo punto. Infatti, quando si fa una vita stressante, alla fine si produce meno di quando si prendono le cose con la calma necessaria per farle. Adesso quando ho voglia mi fermo ad ascoltare un cd, se ho sonno perché non ho dormito la notte, se ho la possibilità di farlo mi butto sul divano anche se magari arriva una di quelle persone viste prima che si mette a suonare il campanello di casa ed ad urlare come un pazzo. Era una domenica pomeriggio dello scorso settembre, non avevo dormito la notte e alla mattina avevo fatto un giro in tandem; Mi stavo riposando sul divano e così quando è arrivato quel pazzoide per poco non facevo un infarto. Da notare che anche in quel caso quel pazzoide ha avuto qualcosa da ridire; ha criticato il fatto che io, di domenica pomeriggio, non stavo facendo niente. Chissà poi perché lui aveva il diritto di riposarsi andando a zonzo con la macchina e a fare il pazzo nelle case degli altri! Adesso questo pazzo ha una moglie e due bambine, la moglie ha lasciato il lavoro per dedicarsi alle figlie ed al padre infermo; e sai lui che cosa dice? Che sua moglie non fa un cavolo dalla mattina alla sera! Il lupo perde il pelo ma non il vizio! Tornando a parlare di me, adesso quando faccio qualcosa la vivo, nel senso che non sono sempre preoccupato per ciò che devo fare dopo. Questa esperienza ci insegna quanto segue:
1: le persone spesso parlano e criticano senza conoscere realmente gli altri, basta qualche telefonata o qualche messaggio via internet per conoscere una persona?
2: a volte ci si lascia condizionare anche se non lo vogliamo.
3: le dicerie della gente a volte si protraggono nel tempo e le bugie diventano quasi una verità.
4: bisogna sempre vedere da dove arriva la critica, questo lo sappiamo ma inconsciamente lo dimentichiamo. Nel mio caso le critiche arrivavano da persone che facevano meno di me, da persone che magari consideravano “il fare qualcosa” solo quando questo qualcosa era svolto per scopi di lucro, che mentalità ristretta! Le critiche arrivavano da una mia ex che pensava di conoscermi tramite l’oroscopo! Chi ha orecchi per intendere…