Quando un portatore di handicap viene trattato da poveretto

Importante premessa

Ci sono persone che con poche parole sanno esprimere e centrare il punto della questione ed è così che una sera nell’ascoltare un forum di non vedenti uno di loro mi ha dato lo spunto per questo articolo. Parlava del duplice modo con cui i termini “poverino” e “poveretto” possono essere usati esprimendo il tutto con chiarezza e poche parole. Bravo! Peccato che quel forum l’ascoltino forse al 99% solo i non vedenti! Comunque mi sono detto: “Ecco dov’è il punto centrale della questione, perché non ci ho pensato prima?” A dire il vero ci avevo pensato ed avevo anche cominciato a scrivere un articolo ma senza centrare la questione, cosa che invece spero di riuscire a fare con questo scritto.
Con molta probabilità certi non vedenti o altri portatori di handicap non saranno d’accordo con quanto scritto di seguito, è una cosa normale e, come per i normodotati, succede per le ragioni seguenti:
1) ogni persona è unica ed irripetibile ed ha le sue idee che scaturiscono dalle proprie esperienze, dal modo di sentire eccetera e questo è valido anche per chi ha un handicap. Ti sembra una cosa scontata? Sì, dovrebbe essere così ma spesso dei non vedenti o dei portatori di handicap in genere si fa di tutta l’erba un fascio. Esempio banale ma concreto: se uno trova un cieco per strada che sta cercando qualcosa e qualche minuto prima aveva incontrato altri ciechi gli dice: “guarda che i tuoi colleghi sono andati da quella parte”. Colleghi? Magari sono non vedenti che neppure si conoscono ma siccome per quella persona i ciechi sono un tutt’uno che deve stare unito, gli indica dove deve andare senza nemmeno aver chiesto cosa sta cercando;
2) anche tra i portatori di handicap ci sono gli opportunisti che non ammetteranno mai d’essere d’accordo con quanto leggerai in seguito;
3) spesso noi viviamo d’illusioni perché ammettere certe cose fa troppo male e costa fatica. Non è facile per nessuno ammettere d’essere trattato da poveretto, d’essere emarginato eccetera e Spesso ci si arrampica sugli specchi pur di non ammetterlo e a volte la vita intera non basta per farlo. In pratica, inconsciamente si preferisce ingannare se stessi con la conseguenza che s’ingannano gli altri. Tuttavia per sapere quanto in realtà i portatori di handicap sono ancora emarginati basta rispondere con sincerità alla domanda seguente: al di là dei rapporti di lavoro, di quelli associativi o quelli basati sul volontariato, quanti sono i portatori di handicap che nel tempo libero frequentano una o più persone normodotate senza che vi siano altri portatori di handicap? Non c’è nulla di male se un portatore di handicap ne frequenta un altro, peccato che spesso ciò derivi dall’emarginazione di certi normodotati per i quali chi ha un handicap deve per forza stare nel suo gruppo o al massimo nel gruppo con qualche normodotato che lo sorveglia.
Nell’articolo Mi riferirò in modo particolare ai non vedenti perché, vivendolo, è l’handicap che conosco maggiormente ma questo scritto scaturisce anche da quanto ho notato parlando con chi vive un handicap diverso e dirò anche ciò che spesso certi portatori di handicap non dicono perché sanno bene che se dicessero certe cose verrebbero ulteriormente emarginati.
Quanto scritto di seguito l’ho imparato a mie spese che hanno comportato tanta ma proprio tanta sofferenza, quella che magari non avrei dovuto sopportare se quand’ero bambino e adolescente qualcuno mi avesse insegnato certe cose. Quindi ben venga se, pur con tanti limiti, queste informazioni possono essere utili a qualcuno in modo da evitargli una sofferenza inutile.

uso dei termini poverino e poveretto

Modo positivo

Se andando per la strada incontri due auto che si sono tamponate e ci sono dei feriti gravi, Beh, l’esclamazione poverini o poveretti che magari ti esce spontanea è del tutto naturale ed esprime il dispiacere per quanto accaduto. In quel momento senti compassione per quelle persone, compassione nel senso buono del termine, e per tanto, se non sei proprio un bastardo, ti dai da fare per soccorrerli. Pur dicendo poverini, continui a trattare gli altri alla pari anche perché sei consapevole che quanto accaduto a loro potrebbe capitare anche a te.
Analogamente il termine poverino o poveretto viene usato quando certe persone incontrano un portatore di handicap ed in modo particolare se la disabilità è grave e lo incontrano per la prima volta. Tuttavia nell’adoperare quei termini non c’è disprezzo, anzi! Esattamente come per l’incidente d’auto, la persona esprime il dispiacere per quello stato. E’ un qualcosa che a chi vive l’handicap può dare un po’ fastidio perché nella realtà una persona disabile, ed in modo particolare chi nasce con quella disabilità, non è sempre lì mogia mogia a rammaricarsi della sua disgrazia ed in modo particolare quando questa non è molto grave. E se la persona che si esprime con i termini poverino e poveretto frequenterà portatori di handicap senza pregiudizi e con mentalità aperta, si renderà conto che con lui si può ridere e scherzare come con qualsiasi altra persona e addirittura ridere della disabilità e non sentirà più la necessità di dire poverino.

Modo negativo

Oltre che ad un po’ d’ignoranza e arretratezza, sono convinto che alla base di chi tratta i portatori di handicap da poveretti nel senso negativo del termine vi sia la superbia. Siamo esseri umani e certamente a tutti noi capita d’essere superbi, qui mi riferisco a chi lo è in maniera continuativa o quasi ed ha fatto della superbia il suo stile di vita.
Anche quando è apparentemente gentile e quella che si suol dire “una brava persona”, il superbo non ama gli altri che invece guarda dall’alto al basso senza rispetto; spesso è una persona in vista, anche se magari è solo un consigliere parrocchiale e non il presidente della repubblica, ma ciò gli basta per montarsi la testa e sentirsi superiore agli altri. Tipica la frase: “Eh, quello lì…”. E se il superbo si comporta così tra normodotati, a maggior ragione lo fa con i portatori di handicap che considera persone di serie B.
Uno dei tanti modi con cui il superbo tratta i portatori di handicap da poveretti in modo negativo è quello di dar loro qualcosa da fare. Ma qui corro il rischio d’essere frainteso e quindi leggi bene la spiegazione seguente.
E’ del tutto naturale se parlando tra amici o conoscenti qualche volta, e sottolineo qualche volta, c’è chi ti consiglia o segnala un’attività; è altresì normale che se svolgi un lavoro, anche saltuario, tu venga interpellato per svolgerlo. Ad esempio, se sei un portatore di handicap che suona o canta in chiesa, è del tutto normale che ti venga chiesto di farlo in caso di necessità. Invece quando come portatore di handicap sei trattato da poveretto, non è durante una chiacchierata con amici e conoscenti che ti viene consigliato di fare qualcosa, ossia quando il discorso cade su un determinato argomento e qualcuno butta lì una proposta. E non è nemmeno qualcuno che, con pieno rispetto, viene a chiederti di svolgere un lavoro retribuito. Chi ti considera un poveretto la sua proposta, ma sarebbe meglio dire la sua imposizione, te la cala dall’alto della sua superbia e proviene da una persona che conosci a malapena o che nemmeno conosci come vedremo nel paragrafo: “Quando arriva chi ti tratta da poveretto”. Chi ti tratta da poveretto in senso negativo, il lavoro si sente in dovere di dartelo perché ti ritiene un’imbecille privo d’iniziative e di idee incapace di decidere cosa fare. Per essere ancora più chiaro, quanto scritto sopra te lo spiego con un esempio assurdo ma efficace.
Scegli una via e un numero civico qualsiasi, l’importante è che sia di uno che non conosci o che conosci a mala pena e vai a suonargli il campanello; quando apre, digli che sei venuto a proporgli un qualcosa da fare, a dargli un passatempo. Magari hai avuto anche un po’ di fortuna nel senso che sei incappato in un disoccupato però… Cosa pensi che ti direbbe? Non ho mai messo in pratica questo esperimento anche perché ho un po’ paura a farlo. Infatti penso che se la persona ha una buona giornata mi farebbe un sorrisetto chiedendomi se ho bevuto, se mi sono drogato o se sto andando fuori di testa. Ma se lo colgo in un momento con le palle storte…
A volte chi ti tratta da poveretto ti dà comunque da svolgere cose valide o abbastanza valide mentre in altri casi lo riconosci proprio per la stupidità di ciò che ti propone. Esempio: una del comune mi ha chiesto d’acquisirle delle pagine con lo scanner nell’eventualità che le potessero servire. Se ti si fosse rotto lo scanner e le pagine ti servissero veramente, sarei il primo a farti il favore d’acquisirle; ma siccome non ti servono ed usare lo scanner non mi piace, se proprio le vuoi mi devi pagare assai profumatamente. Prima d’essere cieco sono una persona e non un pagliaccio che si mette ad acquisire pagine tanto perché venga sera.
Sei trattato da poveretto anche quando a ciò che fai gli si dà un’importanza esagerata e distorta. Ad esempio, se a suonare in chiesa è un normodotato, naturalmente si dice che tra i vari impegni fa anche quello; se invece una volta alla settimana lo fa un non vedente si esclama: “Ah, almeno fa qualcosa, almeno passa il tempo”. Come se essere ciechi significasse per forza essere talmente imbecilli o “privi di spirito” fino al punto di stare fermi lì per una settimana ad aspettare di fare qualcosa quando qualcuno ti fa la carità di fartela svolgere. Ed è talmente presente l’idea che il povero ciechino fa qualcosa solo quando gli viene concesso di farla dal superbo di turno, che lo dicono anche quando suoni ad un funerale. Scusate, ma se proprio non sapessi come passare il tempo, piuttosto che andare a suonare ad un funerale me ne andrei a dormire! Anche chi è cieco suona ad un funerale quando le circostanze lo richiedono e non così tanto perché venga sera. E siccome anche chi è cieco è un essere umano, per i primi che ho suonato negli anni ’80 cominciavo a starci male un giorno prima; poi, così come fanno i medici che lavorano in ospedale e ne vedono di tutti i colori, ci fai un po’, ma solo un po’, l’abitudine anche se non è menefreghismo o disumanità ma semplicemente l’autodifesa messa in atto dal nostro cervello che non può continuamente soffrire.

Quando arriva chi ti tratta da poveretto

Lo incontri quando meno te lo aspetti e quindi non sei preparato, oppure ti può piombare a casa (a me è già capitato due volte). Si presenta bene, gentile, premuroso. Ancor prima che tu possa parlare, è prontissimo a proporti un’attività ed in modo particolare quelle da svolgere in un’associazione in modo da poterti relegare nell’angolo a lui consono e rompiscatole per te; non ha la necessità di chiederti di cosa hai bisogno; lui, superbo com’è, vuoi che non lo sappia? Sì, lo so, non lo conosci o l’hai incontrato solo qualche volta parlando al massimo del caldo che fa; ma vuoi che lui non sappia cosa è bene o male per te? Lo sa senz’altro meglio di te che vivi l’handicap da sempre! Del tuo modo di sentire, delle tue esperienze eccetera lui se ne strafrega e nemmeno le ascolta; non vorrai mica che prenda in considerazione chi, per lui, è un poveretto incapace di decidere! E siccome in fin dei conti domandare è lecito e rispondere è cortesia, se garbatamente ti azzardi a dire che non sei interessato alla sua proposta, proposta che al 99% è una puttanata che per te non ha senso, spalancati cielo! Finalmente si rivela per ciò che è, un superbo. Comincerà a denigrarti con frasi del tipo: “tu non vuoi provare, tu non vuoi fare niente, sei tu che ti isoli, e tu qui e tu là e bla bla bla”.
A quel punto, anche se non è facile e io ci riesco raramente perché chi mi critica senza conoscermi mi sta particolarmente sulle scatole, cerca di rimanere calmo. Lo so, il superbo non avrebbe nessun diritto di criticarti, infatti si può criticare qualcosa o qualcuno che almeno un po’ si conosce ma non chi magari vedi una volta all’anno oppure non hai mai incontrato ed incontri per la prima volta perché qualche altro superbo come lui gli ha segnalato il disabile di turno da cui pretendere un po’ di gratificazione.
Il problema è che la persona superba non ammette che tu, proprio tu che ai suoi occhi sei un poverino, rifiuti la sua “grande proposta per la salvezza dell’umanità!”. Ti dice che non vuoi fare qui e che non vuoi fare là e magari, nonostante le difficoltà dell’handicap, i problemi familiari eccetera, tu svolgi mille cose più di lui che ovviamente lui non conosce perché non ti frequenta ma che se gliele spieghi non prende nemmeno in considerazione perché dall’alto della sua superbia tu devi fare solo ciò che dice lui. Anche se esula un po’ da questo articolo, ricordo che uno dei problemi maggiori di chi ha un handicap è la mancanza di libertà, ad esempio sono pochissimi i disabili padroni dei propri soldi al 100%. E ciò nonostante, ci sono portatori di handicap che in qualche modo riescono a rimanere a galla e meritano il massimo rispetto per la tenacia e la buona volontà e non certo d’essere denigrati dal superbo di turno. Inoltre avrebbero bisogno di qualcuno che per un attimo si mettesse dalla loro parte dando possibilmente una mano e non di uno che se sei sulla riva del fosso ti ci butta dentro dandoti una puttanata da fare come se fossi un pagliaccio.
E che dire delle tante cose che hai cominciato a svolgere e che poi sei stato costretto ad abbandonare proprio perché non hai trovato nessuno che per un attimo si metta dalla tua parte cercando, dico solo cercando, di darti una mano? Naturalmente questo il superbo che ti tratta da poveretto non lo sa perché la sua superbia lo fa diventare più cieco di te che non vedi nemmeno la luce.
Ma anche se invece di mille cose ne facessi cinquecento, beh, è solo sul fare qualcosa di materiale che si misura la persona? Lui ti considera un poveretto e non tiene conto che anche chi ha un handicap è una persona completa e quindi fatta di mille sfacettature: di sentimenti, religiosità, idee politiche, idee sul sociale, passione per qualcosa, tifo per la squadra del cuore, insomma una persona completa a tutti gli effetti. Un portatore di handicap non è un soggetto a cui bisogna dare qualcosa da fare, è una persona da cui si può anche ricevere molto e non solo dal punto di vista materiale.
Passata la stupida e sciocca paternale che ti ha fatto capire bene con chi hai a che fare, prendi le redini in mano e fai venire fuori fino in fondo tutto il marcio che la persona ha dentro e chissà che una volta ripulita stia un po’ meglio perché, credimi, chi si comporta così sta senz’altro peggio di te. Ricorda infatti che chi sta bene non ha bisogno di dominare gli altri per avere un po’ di gratificazione.
Con sincerità e solo in caso di vera necessità, comincia a fargli tu delle proposte: darti una mano col pc, fare la spesa; chiedi il suo numero di telefono e la mail. E vedrai che qui casca l’asino! Chi ti tratta da poveretto, in realtà del tuo benessere non gliene frega un fico secco, a lui interessa solo la sua gloria. Chi apparentemente voleva il tuo bene e ti denigrava perché non volevi fare, sarà il primo a trovare delle scuse insulse per non aiutarti, alla faccia della coerenza! Lui che ti tratta da poveretto, improvvisamente è diventato più handicappato di te e, chissà perché, lui che usa il pc tutti i giorni il tuo monitor non è in grado di guardartelo come se in presenza di un cieco gli si annebbiasse la vista! E stranamente gli si sono anche paralizzati gli arti inferiori fino al punto di non riuscire ad accompagnarti a fare la spesa… Madonna è proprio un handicappato grave!
Con fatica forse avrai la sua mail e lo disturberanno anche due o tre messaggi alla settimana che non si degnerà di leggere perché ti considera uno stronzo e da te non vuole nemmeno un contatto così blando, poco impegnativo e per certi aspetti insignificante come quello virtuale. E se glielo farai notare sai cosa succede? Che oltre da poveretto ti tratterà da scemo dicendo che sono tutte cose che inventi tu come del resto andrà a dire ai suoi amici e conoscenti. E del resto per lui la cosa è facilitata dal fatto che tu come portatore di handicap hai più difficoltà negli spostamenti e quindi più difficoltà ad incontrare gente per replicare e lui ne aprofitta. La superbia è parente stretta della cattiveria e faccio notare l’enorme cattiveria che si fa ad un portatore di handicap in questi casi: se il telefono glielo sbatti in faccia così come è capitato a me, le mail non le guardi e conosci le difficoltà di spostamento di chi ha un handicap, beh, se tutti si comportano così, come vuoi che faccia un disabile a comunicare? E con quale coraggio poi magari vieni a dire che è lui a non volere il contatto con gli altri?
Poi arriverà novembre con la giornata dei poveri istituita da Papa Francesco e magari sentirò dire frasi analoghe a quelle di qualche anno fa che ripeto a braccio: abbiamo imparato ad ascoltare l’altro, a vedere nel povero un ostro simile… Tutte balle, balle ed ancora balle! Eh, ha proprio ragione quel mio amico quando dice che per il comportamento di certi soggetti è proprio difficile mantenere la fede.

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