Coronavirus e la prova del nove di cui non avevo bisogno

Per le tantissime e in parte evitabili vittime, per il dolore che queste hanno provocato a familiari amici e parenti, per i disagi economici attuali e quelli che verranno, per le restrizioni che siamo stati costretti ad adottare e perché quanto scritto di seguito già lo sapevo anche prima del coronavirus, quella che segue è una prova del nove di cui avrei fatto volentieri a meno.
Per una buona comprensione di quanto segue e per non ripetere quanto scritto in passato, se non l’hai già fatto t’invito a leggere l’articolo
Quando un portatore di handicap viene trattato da poveretto.
Personalmente le restrizioni dovute al coronavirus non mi hanno toccato più di tanto visto che, in fin dei conti, in discoteca non ci andavo neanche prima! Certamente ho avuto più difficoltà per la spesa che ho risolto facendomela portare a casa; inoltre qui in Veneto si entra nei negozi con i guanti che per chi non vede e deve basarsi solo usando il tatto sono un ostacolo. Chi è cieco deve anche trovare qualcuno disposto ad accompagnarlo e sperare che i carabinieri tirino dritti quando, pur con la mascherina, ovviamente non mantiene le dovute distanze dall’accompagnatore e finora mi è andata bene visto che qualche giorno fa durante una passeggiatina attorno a casa sono proprio passati e l’ho fatta franca! Poi non ho potuto svolgere diverse cose a causa della chiusura degli uffici ma per il resto il fatto di restare a casa per me non ha cambiato di molto le cose, anzi, per certi aspetti, è stata anche un’esperienza positiva perché è proprio nella mia abitazione che posso svolgere ciò che mi realizza senza che vi sia qualcuno a trattarmi da cretino come quando, ad esempio, vado a suonare nelle parrocchie e c’è il saccente di turno che invece di rivolgersi a me con spirito di proposta e collaborazione m’impone il suo volere dicendomi cosa devo suonare, quali accordi devo mettere eccetera come se uno non sapesse il fatto suo dopo quarant’anni che suona. Se chiami a casa tua un idraulico, e lo dico con tutto il rispetto per chi svolge questo lavoro, e ti metti a dirgli come deve mettere la chiave, quanto deve girare il cacciavite eccetera, sai cosa fa? Prende e se ne va! Cosa che purtroppo un cieco che non può guidare l’automobile non può fare quando viene trattato da cretino. Quindi diciamo che il lato positivo, anche se mi scoccia dire che il coronavirus abbia dei lati positivi perché è una brutta bestia che non auguro a nessuno, è stato quello di non essere trattato da cretino nell’andare a suonare e dovermene tornare a casa scoglionato, scoglionato ed ancora scoglionato com’è capitato tante volte. Naturalmente quanto scritto fin qui non significa che personalmente non abbia l’esigenza d’andare da qualche parte, ma sono abituato a rinunciarvi perché qui in bassa padovana per molte persone l’unica esigenza che un portatore di handicap deve avere è quella di un lavoretto o d’andare alle feste per portatori di handicap (cosa che proprio non sopporto).
A proposito di rimanere a casa, faccio notare la contraddizione di certe persone: quando hanno il lavoro dicono di non avere mai tempo di svolgere questo o quello a causa del lavoro che svolgono; quando per causa di forza maggiore il lavoro viene momentaneamente sospeso non sanno più cosa fare. Dove sono andate a finire tutte le cose che non potevate svolgere proprio a causa del lavoro? Ho conosciuto chi ha passato una buona parte di questi mesi a rincoglionire davanti ad un televisore che, avvalendosi di esperti che in definitiva non sanno un fico secco perché il virus è nuovo e non potrebbe essere diversamente, dicono sempre le stesse cose, le stesse cose, le stesse cose. E magari è proprio chi passa tutto il suo tempo davanti ad un televisore che poi va a scocciare i portatori di handicap chiedendo loro cosa fanno o non fanno come se fossero imbecilli ed incapaci di gestire la loro vita. Piuttosto che stare tutto il giorno davanti alla tv, non avete un rubinetto che perde da riparare, una stanza da colorire, un romanzo da leggere, il manuale che avete sempre accantonato per mancanza di tempo, un computer d’assemblare, un giardino da curare, uno strumento da suonare eccetera? E visto che adesso non sapete cosa fare, perché non telefonate a quell’amico al quale avete sempre inventato la scusa di non poterlo chiamare per mancanza di tempo? Perché non l’aiutate portandogli la spesa davanti alla porta di casa? Perché non andate in farmacia al posto suo? Perché non gli dite una “vera” e “sincera” parola di conforto? attenzione che ho scritto “Sincera” perché chi è nel bisogno di frasi false non sa che farne e te le puoi mettere là dove non batte il sole!
A questo punto qualcuno dirà: ma dove cavolo è la prova del nove di cui ci volevi parlare? Te lo dico subito ed è collegata alle ultime domande.
Per ragioni personali, per me l’anno scorso è stato assai brutto e siccome le disgrazie non vengono mai da sole, oltre alle mie vicende c’è stata anche la malattia e morte di mio padre, le brutte condizioni di salute di mia madre che l’hanno portata all’ospedale lo scorso gennaio, la sua convalescienza, i casini in casa dovuti ad una zia che se da un lato ci ha aiutato, dall’altro mi ha creato non pochi problemi ed infine l’e restrizioni del coronavirus. E se questi problemi sono difficili da gestire per una persona normodotata, a maggior ragione lo sono per un non vedente e per un portatore di handicap in genere soprattutto quando si vive con mezzi pubblici saltuari, servizi sociali che lasciano a desiderare e con attorno persone che, al 90%, ti danno una mano solo se fa comodo.
Non smentisco quanto scritto sopra, per me lo stare in casa non ha creato tanti problemi; ma è altrettanto vero che per altri aspetti un non vedente che si trova costretto a convivere con quanto scritto sopra si trova in una situazione di difficoltà che solo una buona forza di spirito e la tenacia possono in qualche modo far superare.
Già lo sapevo e l’emmergenza coronavirus me ne ha dato conferma: in questo brutto periodo certamente ho avuto qualche aiuto ma altrettanto certamente ad aiutarmi non sono state quelle persone che apparentemente volevano il mio bene mentre in realtà pensavano solo ai loro comodi. Come mai non sono venute ad aiutarmi quelle persone che mi davano un lavoretto, un passatempo, che pur non essendo in rapporto d’amicizia sono venute maleducatamente a casa mia pretendendo da me lo svolgimento di un qualcosa che non avevo chiesto come se il sottoscritto fosse un cretino da dominare ed incapace di decidere della propria vita?
Ma anche tralasciando i casi più gravi scritti sopra e con profonda ingratitudine e mancanza di solidarietà e carità cristiana tanto sbandierata, altrettanto certamente non mi hanno aiutato tutte quelle persone che mi conoscono da tantissimi anni per aver suonato nelle parrocchie e che pur sapendo delle mie difficoltà si sono girate dall’altra parte In uno dei momenti peggiori della mia vita. Lo so che questa frase farà incavolare qualcuno, ma è ciò che penso alla sera prima d’andare a letto e alla mattina mi sveglio incazzato con lo stesso pensiero non tanto per la mancanza materiale di un aiuto ma per l’ingratitudine e la falsità che ho attorno.
I motivi di questa ingratitudine sono più di uno ma qui spiego solo quello basilare che si verifica tra portatori di handicap e normodotati anche se è un concetto un po’ difficile da spiegare e soprattutto un qualcosa che molti non vedenti e portatori di handicap non ammettono perché, come cantava Pierangelo Bertoli nella sua canzone Filastrocca a motore”, “Del resto capire è un fatto difficile e a volte spaventa”. Sì, proprio così. Spesso le persone non vogliono capire perché per farlo occorre interrogarsi ed è difficile e spaventoso; e non vogliono capire perché facendolo dovrebbero buttare all’aria le loro illusioni con le quali preferiscono convivere facendo finta che siano realtà.
Pur non frequentando migliaia di persone, una frase che in questi mesi ho sentito e che sentivo anche in passato da portatori di handicap quando ad esempio c’erano le ferie, è così riassumibile: adesso sono a casa dal lavoro e quindi non ho nessuno con cui parlare. Ed il punto è proprio questo: perché un portatore di handicap non deve avere più nessuno con cui parlare quando, per causa di forza maggiore, per scelta o pensionamento, resta a casa dal lavoro? D’accordo che in certi casi, e sottolineo certi, il lavoro può essere un modo per incontrare persone con le quali può nascere un’amicizia; ma è altrettanto vero che se vieni salutato solo quando vai al lavoro, chiamato al telefono solo per lavoro e parli del tempo solo quando vai al lavoro, di amici non ne hai e sei trattato come una bestia da soma che un tempo lavorava nei campi o, se preferisci, un robottino che deve svolgere le funzioni per cui è stato programmato. Certi portatori di handicap hanno poca autostima e, non ritenendosi abbastanza degni, s’illudono che sia normale avere rapporti umani solo quando fanno qualcosa per loro ma non è così: esattamente come qualsiasi altra persona, chi ha un handicap ha il dovere e il diritto d’avere amicizie vere in cui due o più persone stanno assieme semplicemente perché fa piacere stare assieme. Poi che l’amico lo incontri al lavoro, al supermercato o viaggiando in treno o in parrocchia non ha importanza, l’importante è che sia uno che sta con te per il piacere reciproco di stare assieme. Analogamente, diversi normodotati vedono il portatore di handicap come un cittadino di serie B senza esigenze umane e privo di sentimenti al quale basta un passatempo per essere felice con la conseguenza che quando hai dei problemi personali e poi arriva l’emmergenza coronavirus quelle persone non ti aiutano non per cattiveria ma perché secondo loro, avendoti dato un passatempo, hanno già fatto fin troppo. Costoro non pensano che anche un portatore di handicap, ed è esattamente il mio caso, vada a fare un lavoretto prima per soldi e poi per incontrare qualcuno con cui scambiare due parole sperando, e mi sono scocciato di sperare, che in mezzo a varie persone ve ne sia una disposta a dare e a ricevere amicizia, quella basata sul rispetto e la stima reciproca e non sul dominio degli altri. Ma l’amicizia non potrà mai esserci, e di conseguenza nemmeno l’aiuto nei momenti difficili, fino a quando certe persone vengono considerate cittadini di serie B con le quali non bisogna confondersi più di tanto e si va da loro o si comunica con loro con lo stesso spirito con cui si va dal dentista: una scocciatura che a volte sei costretto a fare.
Avevo l’intenzione di scrivere uno o due esempi su quanto appena detto ma l’articolo è già fin troppo lungo.

 

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