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Dai piatti pronti in poi e piccoli consigli per lavorare in cucina e dintorni

Alcune delle informazioni che seguono sono valide per tutti mentre altre sono più specifiche per persone non vedenti.
In cucina sono una frana, ma oltre alla voglia di condividere con te quel poco che sono riuscito a fare, sono stato ulteriormente stimolato a scrivere questo articolo da una frase sentita in un forum da parte di un cieco cinquant’enne che riporto a braccio e che per motivi vari, tra i quali quello di non saper far nulla in cucina, diceva: “tra qualche anno, quando mia madre non potrà più fare certi lavori, me ne andrò stabilmente in casa di riposo”. Ma si può pensare d’andare in casa di riposo a cinquant’anni? Se capita è ovvio che si può, ma non sono per nulla d’accordo: magari pane e formaggio per il resto dei tuoi giorni ma, per favore, in casa di riposo a cinquant’anni proprio no. Alle brutte, invece di spendere i tuoi soldi per attendere la morte, perché non paghi una domestica che ti faccia da mangiare?

La mia storia in cucina e piccoli consigli

Il caffè con la moca ho imparato a farlo prima dei vent’anni ma mia madre s’incavolava perché spandevo la polvere. Da questo avrai capito che nonostante i mille difetti mia madre non mi ha mai trattato da povero ciechino che, poverino, deve stare fermo lì e al quale non si può dire niente perché, cosa vuoi, se è cieco… Credo d’aver capito che la polvere del caffé la spandi non tanto perché la butti fuori dal misurino che è grande ma perché ti basta toccarla leggermente per portarla d’appertutto ed in modo particolare se hai le mani umide. Ma in fin dei conti basta una spugnetta umida per pulire! Se non hai la moca da uno e vuoi fare un solo caffè, per mettere la dose d’acqua perfettamente giusta in una da tre o da sei basta riempire d’acqua una tazzina e versarcela dentro; quando lo andrai a versare potrai stare tranquillo anche da non vedente perché tanto più di quella tazzina non ne esce ed eviti così di spanderlo e di scottarti. Ma se lo vuoi versare al volo come fanno i vedenti, invece della tazzina usa una tazza con la quale però c’è lo svantaggio che si raffredda prima. Non so se esiste ancora ma un tempo c’era anche il dosacaffè costituito da un barattolo che riempivi di cafè macinato e che appoggiavi sopra alla moca aperta ed il misurino; girando una manopola il fondo del barattolo si scostava lasciando fuoriuscire la dose giusta. Poi la molla che permetteva l’apertura e la chiusura mi si è rotta e non l’ho più comprato.
Nel 1996 ho acquistato il microonde che usavo in modo particolare quando i miei andavano a farsi un giro, inizialmente solo per riscaldare qualcosa, poi per cucinare hamburger, bistecche di pollo, costate e alla fine anche le patate. Facevo queste cose solo quando i miei non c’erano in modo da evitare rosari blasfemi all’ora di pranzo e cena da parte di mio padre nel caso mi andasse storto qualcosa ma, senza darmi arie, devo dire che non ho mai bruciato niente; solo una volta ho messo tanto di quel pepe con la conseguenza di una sete tremenda ma insomma…
I tempi di cottura del microonde li ho guardati un pochino quando leggevo le istruzioni, ma poi, chi se li ricorda? Quindi ho sempre messo la manopola del tempo a caso e per girare il cibo e per terminare la cottura mi sono sempre basato sull’odore che esce dal microonde che, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, non è chiuso ermeticamente ma non preoccuparti che le microonde non escono perché la fessura è troppo piccola; praticamente è lo stesso principio di quando si fa goal, la palla non supera la rete perché è più grossa dei fori presenti sulla rete stessa. Comunque andando a naso mi è sempre andata bene perché Quando sei da solo hai la tranquillità che anche se sbagli non succede niente, al massimo se le cose vanno storte ti dai del salame e ti fai un panino con lo stesso ingrediente! A cucinare col microonde quanto detto sopra non mi ha insegnato nessuno, nemmeno a girare la roba che a volte giro con una forchetta e in altri casi con due a seconda di come mi girano e non so nemmeno se quello che adopero è il metodo più giusto. In linea generale, infilzo il cibo di lato, lo alzo ed eventualmente con un’altra forchetta lo infilzo da sotto e lo giro. A volte le patate intere le giro con le mani perché se tocchi velocemente e senza premere non ti scotti molto nemmeno se la cosa è molto calda e le patate basta farle rotolare.
Perché iniziare col microonde? Le microonde agiscono soprattutto nelle parti molli, le altre vengono scaldate soprattutto per induzione; ne consegue che se cucini con una pirofila piuttosto spessa, questa si scalda soprattutto sul fondo dov’è appoggiato il cibo mentre i bordi, soprattutto la parte superiore di essi, rimangono relativamente freddi e ti permettono di girare la roba senza scottarti.
Prima parlavo delle patate che nel microonde sono tutta un’altra cosa. Dopo averle lavate per togliere il terriccio, mettile direttamente nel microonde senza pirofila e girale di tanto in tanto. Oltre che dal profumo, una volta spento il microonde per sapere se sono cotte ti basta pungerle con una forchetta. Per sbucciarle attendi un po’ e poi mangiale anche solo col sale. Hai notato la differenza rispetto a quando vengono cucinate in acqua?
Poi i miei se ne sono andati in giro sempre meno con la conseguenza che nel lavorare in cucina mi sono arrugginito; l’esercizio è importante per tutti ma lo è ancor di più per chi ha un handicap perché deve adottare accorgimenti che per i normodotati non sono necessari.
Quando mio padre è mancato avrei potuto riprendere senza il pericolo di rosari blasfemi ma un po’ per pigrizia, un po’ perché lavorare in cucina non mi piace ed un po’ perché ho preferito lasciare qualcosa da fare a mia madre anziana, non ho fatto niente. A tale proposito, se vuoi bene ai tuoi genitori anziani, fin che in qualche modo ci riescono non togliere loro la possibilità di svolgere qualcosa: quando non si sentono più utili e sono lì a vegetare, semplicemente se ne vanno. Salvo eccezioni che per fortuna ci sono oppure nei casi in cui uno non sia più in grado anche parzialmente d’intendere e volere, la prova di quanto detto sopra ce l’hai con le persone che vengono messe in casa di riposo che se ne vanno di lì a poco dal loro ingresso.
Il ricovero in ospedale di mia madre mi ha forzatamente indotto a riprendere l’attività in cucina perché l’alternativa sarebbe stata quella di chiamare una domestica per farmi da mangiare, domestica che mia madre interpellava saltuariamente solo per lavori che non riusciva più a fare, oppure andare da mia sorella che pur essendo non vedente da mangiare ne fa benissimo ma che purtroppo, come molte persone, confonde l’aiutare gli altri col dominarli e la libertà non ha prezzo: magari pane e salame ma liberi! Per aspetti che esulano da questo articolo, per forza di cose chi non vede ha già tante restrizioni: perché aggiungerne altre? Perché avere un parente o una domestica che controlla cosa mangi, quando mangi, se hai mangiato eccetera? Ma che palle! Lo ripeto in modo che entri bene in testa scrivendolo maiuscolo: CHE PALLE! E così ho ripreso a fare qualcosa in cucina con i piatti pronti che vedremo, con ciò che riesco a cucinare e con quello che mia madre ha preparato prima d’andare all’ospedale.
Per non lasciarli lì a scadere, per la prima volta mi sono fatto un uovo sodo sul fornello ed attualmente ho perso il conto di quanti ne ho fatti. Così come accade per quando fai bollire l’acqua per altre cose, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il rumore è più forte un po’ prima che l’acqua bolla del tutto e poi diminuisce quando bolle bene. Di lì in poi per un uovo sodo bastano 7 8 minuti ma se lo lasci 10 minuti non succede niente. Versa l’acqua nel lavandino aggiungendovi un po’ d’acqua fredda sia per raffreddare l’uovo e la pentola e per mantenere più a lungo le guarnizioni del lavello che con forti sbalzi di temperatura si usurano prima. Ma se del fornello hai paura, latte, té e camomilla inizialmente puoi farli col microonde!
Nota: mia madre, sempre approssimativa, mi aveva detto che per un uovo sodo occorrono meno di 10 minuti; sì, ma quanto meno? E così dopo averne fatti tanti ieri sera mi sono tolto lo sfizio di guardare su google scoprendo che nel sito di donna moderna dicono che ci vogliono dai 7 ai 9 minuti da quando l’acqua comincia a bollire… quindi diciamo che ci ho preso!
L’ordine in cucina è un bene per tutti ma indispensabile per chi non vede perché in caso contrario non puoi lavorare da solo. E’ la stessa cosa che accade quando lavori con l’elettronica e l’informatica: se non hai il tuo ordine non puoi fare niente e ti porto un esempio banale ma efficace. Immagina d’acquistare tre ssd di capacità e marca diversa; magari uno è un po’ più ruvido degli altri ma sostanzialmente sono identici ed inoltre, se fai tante altre cose, di lì a sei mesi, chi si ricorda qual era il più ruvido? Ecco la necessità di riporre i tre ssd in tre posti differenti e, meglio ancora, di scrivere dove cavolo li hai messi. Sì, lo so, ci vuole del tempo ma è quello che guadagnerai quando ti serve uno dei tre ssd che prenderai a colpo sicuro senza star lì a provarli tutti o ad acquisire con lo scanner o il telefonino le scritte sopra di essi, o, peggio, senza scocciare per l’ennesima volta tua moglie stanca del lavoro e quant’altro. E chi vive da solo come fa? . La stessa cosa succede in cucina: ogni cosa dev’essere al suo posto ed in modo particolare quelle che apparentemente sono uguali. Esempio banale: le confezioni di té e camomilla che avevo erano perfettamente identiche e la prima cosa che ho fatto è di metterne una in un ripiano e una nell’altro anche se in questo caso sarebbero state riconoscibili dall’odore e dal fatto che la confezione di camomilla, non so perché, contiene meno bustine. Cosa fa invece la persona vedente? Spesso tende a mettere la roba là dove gli capita perché tanto le basta un colpo d’occhio per riconoscerla dal colore, dalle figure eccetera. Ne consegue che, come dice sempre un mio amico e al di là della cucina, i non vedenti non possono lavorare assieme ai vedenti perché questi hanno tutto un altro metodo. Tralasciando i casi in cui risulta indispensabile farsi dare un occhio da chi vede, se un non vedente lavora sempre con un vedente accanto sappi che non sta facendo un fico secco anche se magari ti racconta che fa questo o quello.
Era dagli anni ’80 che non lavavo un piatto e anche in questo caso l’ordine è importante come scritto sopra. Attenzione a quelli che hanno un bordino con in’insenatura che ti frega: pensi d’averlo pulito bene ed invece… Però mi ha fregato una volta sola!

Cominciamo con i piatti pronti

A mio avviso quella dei piatti pronti non è la soluzione definitiva sia per un motivo pratico che etico. Per quanto buoni siano, i piatti pronti non saranno mai come il cibo che ti fai a casa che magari sarà meno perfetto ma più… autentico! Dieci vaschette di lasagne già pronte sono sempre uguali a se stesse come i fiori finti, dieci piatti di lasagne fatte in casa non sono mai perfettamente uguali, magari qualche volta sono un po’ scotte o hanno qualche altro difetto ma certamente più autentiche, più umane e quindi alla fine più buone. La questione etica invece è questa: hai mai pensato che uno dei modi per controllare i popoli è quello del controllo del cibo? Un secolo fa molte persone avevano quasi tutto in casa: la mucca, il maiale, i conigli ed il pollame per la carne, il latte e le uova. Per ragioni che esulano da questo articolo poi ci si è affidati sempre più ai supermercati con la conseguenza che se questi chiudono rimani senza cibo e la paura della loro chiusura l’abbiamo vista con la pandemia. Quindi diciamo che oggi la maggioranza di noi è controllata dalla catena dei supermercati. sempre per ragioni che esulano da questo articolo, le persone che si fanno da mangiare partendo dalla materia prima sono sempre meno e quando tutti riscalderanno piatti già pronti, tranquillamente ci potranno dar da mangiare grilli e altri insetti oppure carne e pesce sintetici che stamperemo con la stampante 3d perché se chi controlla il cibo decide che per il suo profitto va bene quello e non hai altro da mangiare ovviamente mangi quello. Quindi secondo me è importante continuare a farsi da mangiare pretendendo che il materiale per farne sia di ottima qualità e lasciare che il cibo sintetico se lo mangino i potenti. Stai tranquillo che quando i potenti della Terra si riuniscono per gozovigliare dicendo cazzate non mangiano cibo sintetico e a tali appuntamenti ci vanno con l’aereo che inquina.
Per pigrizia, per passione assente e per paura di scottarmi, una cosa che come non vedente non homai fatto è quella di scolare la pasta ed infatti ciòche mi servivano maggiormente erano i primi piatti e per quelli e altro cibo già pronto consegnato a casa Un amico mi ha consigliato il sito:
www.pranzoalvolo.it
che inizialmente offriva il suo servizio con consegna a domicilio di piatti già pronti solo nelle città di Torino, Aosta e milano ma che poi si è esteso a tutta Italia e che si presenta bene perché i piatti vengono confezionati appena cotti e senza conservanti, non ricordo bene se ne mettono di naturali, guardaci tu. Il mio amico si è trovato bene ma io non l’ho provato perché non abitando nelle città citate o comunque non in un capoluogo, l’ordine minimo era di 28 vaschette mentre a me serviva un ordine minimo minore perché non sapevo per quanto avrei avuto bisogno del servizio e non sapevo se avrei avuto abbastanza spazio in frigo o in congelatore per contenerle tutte. In vita mia non o mai usato vaschette di cibo e quando non ne hai esperienza…
Quindi cercando in internet ho trovato il sito:
www.piattiprontichef.it
che accetta un ordine minimo di 40 euro facilmente raggiungibili e quindi mi sono servito di quello; inoltre con 60 euro hai la spedizione gratuita ma a dirti la verità io delle spedizioni gratuite e altri sconti un po’ me ne frego: se ce li ho va bene e se non li raggiungo me ne sbatto!
Se sei del tutto inesperto come me, forse di primo achito rimani un po’ impressionato dai grammi di certi primi piatti monoporzione perché chi non è un mangiatore di pasta ne cucina dai 70 grammi ad un etto mentre lì ci sono porzioni che arrivano ai 400 grammi ma devi considerare il condimento che c’è dentro che nel caso di vari tipi di lasagne e cannelloni è molto abbondante come quando prendi il pasticcio già fatto al supermercato; ed infatti quando versi la porzione in un piatto ti rendi conto che è abbondante ma non così mastodontica come pensavi!
Il sito è perfettamente accessibile anche da chi non vede e se devi mettere nel carrello più porzioni dello stesso piatto ti basta inserirne una per poi aggiungere quelle che desideri tramite il pulsante + in fase d’acquisto; naturalmente se ti sbagli esiste anche il pulsante -. Affinché il numero di porzioni non cambi automaticamente quando ti muovi con le frecce, per chi usa jaws è bene che l’opzione dei form sia su manuale, non ho provato l’opzione semiautomatica che non uso mai ma quella automatica è meglio non adoperarla. Per essere informati e per avere un po’ di sconto al primo acquisto ci si può iscrivere alla news letter che purtroppo non è leggibile con gli screen reader; a quel punto, con educazione e senza far tanto casino con i diritti dei ciechi e bla bla bla, ho chiesto gentilmente come potevo fare e mi hanno prontamente inviato il codice per lo sconto in formato testo dicendomi di contattarli ancora se avevo altre difficoltà; chi mi conosce sa bene che non sono un leccaculo, anzi! Però l’educazione premia sempre o quasi sempre; al contrario, se come non vedente ti metti a sbraitare con i tuoi diritti, a fare casino eccetera, sai cosa fanno le ditte? Se ne strafregano perché tanto i ciechi che acquistano da loro non sono milioni e un cliente più o uno in meno… e personalmente farei la stessa cosa!
Il cibo viaggia su furgoni refriggerati a +4 gradi e per le prime consegne sono stato avvertito del suo arrivo tramite chiamata nel cellulare per sapere se ero a casa. Le scatole di cartone con il cibo richiesto contengono quattro o sei confezioni monoporzione e ti vengono date tutte in un unico blocco tenuto assieme con il nastro adesivo.
Il cibo è in vaschette rettangolari con angoli smussati e bordo esterno più evidente sui lati corti in modo che possano essere prese in mano facilmente senza scottarsi quando le andrai a riscaldare. Con i bordi, misurano più di 15 cm di lunghezza, più di 10 cm di larghezza e un po’ meno di 4 cm di profondità e quelle che ho provato e ricordo contengono dai 250 ai 400 grammi di cibo, quantità variabile anche in base al condimento e che dopo un po’ ho imparato a riconoscere dal peso. Sono sigillate ermeticamente con una pelllicola in plastica che a volte dicono di togliere e in altri casi solo di forare ma personalmente l’ho sempre tolta salvo una volta che pensavo ai fatti miei e di lì ad un po’ che l’ho messa nel microonde… Pum! Si è parzialmente aperta da sola! A volte preferisco mettere il cibo in un piatto perché secondo me si riscalda più omogeneamente e anche perché spesso il cibo si presenta come un unico blocco che in assenza dei bordi della vaschetta vai meglio a tagliare e mangiare. Spesso per togliere il cibo basta capovolgere la vaschetta, premere il fondo e contemporaneamente tirare verso l’esterno i bordi della vaschetta stessa come se la volessi spezzare e… splash!
La maggioranza di queste vaschette sono infilate in un cartone su cui trovi le istruzioni per riscaldare il cibo nel microonde, nel forno normale e in padella; il microonde c’è sempre, mentre il forno normale e la padella ci sono a seconda dei casi. Le scritte sono abbastanza acquisibili con lo scanner ma Ciò che non si riesce ad acquisire è invece la data di scadenza, cosa che invece avviene in quelle vaschette come gli gnocchi alla romana e i macheroncini cacio e pepe che non sono infilate nel cartone ma che hanno un’etichetta leggibile sopra la pellicola. Ho segnalato la cosa alla ditta mandando anche le immagini di ciò che riuscivo ad acquisire e quello che non riscivo a leggere e a quanto pare si tratta di uno dei soliti problemi dell’ocr che salta o legge male le scritte in determinate situazioni. Forse per farli stare meglio nella vaschetta, secondo me, i macheroncini cacio e pepe in realtà sono penne mentre gli gnocchi alla romana sono rondelle ma per questi ultimi non so se a Roma li intendono così.
Nel sito trovi la durata dei singoli cibi ma, con le etichette che ho potuto controllare quand’ero da solo e con quella che mi sono fatto guardare da mia madre quando è tornata e tenendo conto della data di consegna e che il cibo non è stato cotto in quel giorno ho notato che la data di scadenza è sempre superiore rispetto alla durata scritta nel sito. Ma anche nel sito stesso le cose non sono sempre chiare, ad esempio l’arrosto con patate ha una durata di 40 giorni ma poi scrivono che si può conservare dai 21 a 60 giorni dalla data di produzione. E siccome con lo scanner non ho mai trovato la data di produzione, e questo non significa che non ci sia, è meglio ordinare poca roba in modo da essere quasi sicuri che sia stata cucinata recentemente. se messa in congelatore, la roba dura 60 giorni oltre la data di scadenza.
A parte le confezioni con o senza cartoncino e l’arrosto con patate in cui ne puoi trovare una un po’ più grossa che rigonfia di poco la pellicola, per il resto le vaschette sono tutte uguali e quindi se acquisti cibo diverso e se sei non vedente, quando arrivano ti conviene fare l’ocr con lo scanner o col telefonino in modo da metterle in frigo nell’ordine desiderato e magari, perché no? anche scrivertelo in modo da non star lì a passarle tutte o quasi tutte per aprirne una; lo so, ci vuole del tempo, ma non dicono sempre che i non vedenti non sanno cosa fare?
La consegna è veloce, al massimo ho aspettato circa 30 ore dal momento dell’ordine.
I piatti sono buoni ma un po’ troppo conditi e per quelli simili senti che si tratta della stessa ditta: lasagne con ragù di vitello e asiago dop, lasagne alla bolognese e cannelloni ripieni di carne si assomigliano molto.

Oltre la cucina, imprevisti e conclusioni

Se con i pochi accorgimenti scritti sopra io che in cucina sono una frana, che ho sessant’anni e che per così lungo tempo lo facevo per la prima volta sono stato in grado di vivere da solo senza una domestica dal 10 maggio al 13 giugno, senz’altro puoi farcela anche tu. I primi giorni ti senti un po’ spaesato ma poi, a poco a poco, impari a calcolare i tempi, a non pensare dove sono le cose e a sfruttare i tempi morti, ad esempio portando la roba in frigorifero fin che ti fai il caffé dopo mangiato. Un pochino ti abitui alla scocciatura di dover pensare cosa mangiare a pranzo e a cena… che palle! Ti abitui a gestire le provviste e a decidere quando e come comprarne delle altre. Oltre ai piatti pronti, io avevo un negozio locale che in caso di necessità mi portava le provviste a casa ed il fruttivendolo che passa di casa in casa da quando è scoppiata la pandemia e quindi andavo bene e se avessi avuto una domestica con la quale andare a fare la spesa sarebbe stata una pacchia!
Il fatto d’avere sessant’anni e vivere ancora con la madre non significa necessariamente d’essere dei bamboccioni che vivono nel paese dei balocchi come pinocchio e lucignolo: i soldi ho imparato a gestirli fin dalle elementari quando mio padre me ne dava sempre meno rispetto a mia sorella e, possibilmente, dovevo anche avanzarne. Quando ho avuto soldi miei, oltre a non chiederne più per le mie cose, ho cominciato a pagare le bollette fin dagli anni ’80.
Nel periodo in cui ho vissuto da solo ho avuto difficoltà con la roba da vestire ed in particolare con i pantaloni che avevo in numero ridotto e questo per due ragioni:
• per me andare ad acquistare roba da vestire è una noia e una scocciatura che non vorrei mai dover fare,
• forse stimolati anche dalla caratteristica precedente, qui in famiglia si sono sempre abituati che l’unica ad aver bisogno di roba da vestire è mia sorella.
Comunque facendo bene i conti me li sono fatti bastare. Ma anche in questo caso, se avessi avuto una domestica che lavava oppure con cui andare a scocciarmi per comprarne di nuovi sarebbe stata una pacchia!
E le mutande? Beh, di quelle ne avevo tante e non c’era il pericolo di stare senza come raccontano Marco e Pippo, per divertimento guarda questi due video:
primo
secondo
Ma per precauzione, nel cambiarmi ho diviso la roba bianca da quella di colore ed avendo una lavatrice che salvo metterci delle etichette in modo d’avere dei punti di riferimento è inutilizzabile da chi non vede, ho pensato che se fossi rimasto senza mutande l’avrei fatta accendere da qualcuno con il programma giusto e una volta che il lavaggio èterminato… Beh, le mutande te le puoi mettere anche se non sono stirate! Ma anche in questo caso, se avessi avuto una domestica sarebbe stata una pacchia!
Per chi non vede uno degli imprevisti più scoccianti sono le cose che cadono: non te lo aspetti e quindi non sai bene da che parte sono cadute e una volta che si sono fermate e non senti nessun rumore… E poi si sa, ciò che non accade mai guarda caso succede proprio quando sei da solo! Riporto solo tre esempi:

    • che un sacchetto con quasi 500 grammi di bagigi andasse a spargersi per il pavimento non mi era mai capitato ed invece… E a raccoglierli da orbo…
    • la forbice ha preso il volo: cerca, cerca, cerca anche con l’aiuto di una scopa ma niente; sembrava essersi smaterializzata come nei libri di startrek. La mattina seguente faccio colazione e me la ritrovo sotto il tavolo, l’unico posto in cui mi sembrava inutile cercare; cavoli, è volata fino a lì? Manco fosse un canarino!
    • Lavello ingorgato: verso dei piselli in un piatto senza preoccuparmi di prendere una forchetta e sentire se ne erano rimasti sul fondo o sulle pareti del vasetto in cui erano. Risciacquo il vasetto che andrà lavato bene in un secondo momento ma… Nel versare l’acqua scendono altri piselli che sono andati ad ostruire il lavello. Per quelli che riesco li tolgo dal foro con le mani ma gli altri… L’acqua rimaneva lì per tantissimo tempo perché si scaricava assai lentamente. Non ho mai smontato lo scarico di un lavello ma ho visto che non sarebbe difficile farlo, basta stare attento che non cadano le guarnizioni e rimontare tutto al suo posto una volta che l’hai pulito; il mio problema sono le ginocchia che non mi permettono più d’accucciare come un tempo e lì c’è anche poco spazio… Com’è spartito male il mondo se penso che c’è chi ha la vista e le gambe buone e passa il suo tempo a guardare tutto il giorno la tv… La mattina seguente ho cominciato a sfuregare i fori con un cacciavite lungo e sottile e alla fine… l’acqua scendeva regolarmente e forse anche meglio di prima e ho ringraziato Nostro Signore!
    E visto che l’esperienza insegna, adesso metto sempre la forchetta in un vasetto per sentire se qualcosa è rimasto nel fondo e quando lo risciacquo ci metto una mano davanti in modo che se scende qualche rimasuglio…

Lavandino a parte, anche queste difficoltà sarebbero state superabilissime con una domestica che viene qualche volta alla settimana visto che una forbice o dei bagigi sul pavimento non incendiano la casa! e la cosa più importante per chi non vede e ha già altre limitazioni è quella d’essere libero, libero libero e la libertà non ha prezzo.
Forse così com’è capitato a me troverai qualche persona che invece d’incoraggiarti ti butta giù di morale dicendoti: eh, sì, ma tu come fai eccetera. Certe persone sparano a zero sulle altre come se gli altri fossero sempre esseri inferiori e, contrariamente a loro, in situazioni difficili non sapessero trovare in se stesse risorse inpensate e sconosciute. Fregatene, fregatene ed ancora fregatene. Senza generalizzare, spesso chi scoraggia gli altri non è una persona che nutre una normale apprensione per loro, è una persona che proietta le sue paure sugli altri o, peggio, una persona con il terrore che altri facciano ciò che magari lei sa fare da anni con la paura d’essere superata.

Di Franco (moderatore)

Appassionato di radio ed elettronica fin da bambino, in età adulta mi sono dedicato molto al computer e qui trovi alcune delle mie esperienze con l'aggiunta di temi di attualità che mi sono cari.

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