Giornata dei poveri: aiuto concreto o parole al vento?

Quando sento certi discorsi come quello che hanno letto domenica scorsa all’inizio della messa in cui, riferendosi alla caritas, sembra che tutte le persone siano generosissime ed altruiste, l’esperienza personale dentro di me si ribella ed esclama: “Tutte balle!”. Si diceva: “abbiamo imparato ad accettare l’altro così com’è”. Ed anche in questo caso esclamo: “Tutte balle!”. Non sono contrario alla caritas tant’è che qualche volta ho anche donato a tale ente e farei le stesse esclamazioni se il discorso fosse stato fatto per qualsiasi altra realtà benefica. Senza temere d’essere smentito e salvo qualche rara eccezione, in trentasette anni che suono nelle parrocchie io di aiuti ne ho visti pochissimi e tra questi pochi mi è anche capitato che mi si aiutasse per interesse. Quindi, dov’è tutta questa generosità di cui si parla? Ah, lo so, adesso c’è il sapientino di turno che dice: “Eh, ma è lui che non vuole essere aiutato, è lui che non vuole fare, noi gli abbiamo dato, gli abbiamo detto, e bla bla bla”. tutte parole per cercare di mettere a tacere la propria coscienza. Infatti nell’aiutare un portatore di handicap la prima cosa che si fa non è quella di cercare di dargli ciò che lui chiede ma di dargli un lavoretto/passatempo tanto perché non rompa ulteriormente salvo poi lamentarsi se non lo accetta. a queste persone dico: quando avete i piatti da lavare, una visita da fare in ospedale eccetera, invece di svolgere ciò che dovreste fare andate a fare una passeggiata o qualsiasi altro passatempo o lavoro e continuate così per anni. alla fine, ciò che dovevate svolgere l’avete fatto o avete solo perso del tempo prezioso? Voglio dire che quando si aiuta qualcuno, nel limite del possibile bisogna dargli ciò di cui ha bisogno e non quello che fa comodo a noi; in caso contrario a perdere tempo è sia chi crede d’aiutare che chi riceve l’aiuto. Lo so, è una cosa che dovrebbe essere ovvia ma l’esperienza personale m’insegna che nella pratica non lo è per niente. Ma se la cosa vi può un po’ consolare, quanto scritto non accade solo nelle parrocchie, succede anche nei comuni. quando al mio comune ho chiesto un aiuto perché vivo con persone anziane, l’unica risposta è stata quella di chiedermi se voglio un lavoretto. dopo circa sei mesi mi è arrivata una in casa a domandarmi se acquisivo qualcosa con lo scanner tanto per passare il tempo; addirittura ricordo che inizialmente mi aveva detto di fare dei deplian colorati… Sì, io posso anche mettere dei colori in un documento; ma mi spiegate come fa un cieco dalla nascita a sapere che effetto visivo hanno e se gli piacciono non avendoli mai visti? Sarebbero queste le persone esperte da cui prendere esempio? Quanto all’acquisire un qualcosa con lo scanner, beh, se ti serve un favore perché hai l’apparecchio rotto o per qualsiasi altro motivo sono il primo a fartelo; di certo non mi metto ad acquisire pagine così tanto perché venga sera e una persona che propone una cosa del genere ad un cieco o a qualsiasi altro soggetto dimostra verso di lui la totale mancanza di stima. Implicitamente dice: “Massì, tanto per quel povero cretino va bene tutto, anche un qualcosa che non serve a nessuno!”.
Sull’accettare le persone così come sono, eh, magari fosse così! Da me la maggioranza delle persone che frequentano le parrocchie si aspettano l’ateggiamento del povero ciechino che suona come nel medioevo e non appena mi discosto di qualche millimetro dall’immagine che si erano fatte non mi accettano più. Tra l’altro, la maggioranza delle persone che dice al cieco che per lui la musica è importante eccetera, sono soggetti a cui la musica non interessa per niente o molto relativamente; al massimo fanno qualche accordo di chitarra o poco più. Ed allora come fai a consigliare a qualcuno un qualcosa che tu per primo non svolgi o addirittura snobbi? Infatti spesso quando ad un cieco viene consigliata la musica ho l’impressione che lo si faccia in modo dispregiativo come a dire: Eh, tu che sei cieco, cosa vuoi fare? Non ti rimane che la musica, un tin tin tin tanto per passare il tempo. Concludo con un piccolo esempio di quanta poca stima si ha nei confronti di chi ha un handicap, un qualcosa successo tanti anni fa ma ancora molto attuale. Una persona mi aveva chiesto di suonare ad una ricorrenza e alla sera facevamo le prove con un coro e questa un pochino insegnava assieme ad un altro maestro; era più giovane di me ma veniva presa in considerazione mentre io dovevo solo suonare e stare zitto tant’è che quando ho chiesto di dirmi alcune note perché non avevo lo spartito, la risposta è stata che ci sono delle note e di suonare (come se ad un ceco non si potesse dire una nota sulla terza riga, una sul secondo spazio eccetera, non vorrai mica che lui sappia queste cose!). Poi in macchina alla persona che mi aveva chiesto di suonare dicevo: “vedi, tu nel fare questa cosa puoi trarre un minimo di soddisfazione; ma io, che soddisfazione vuoi che ne tragga?” Ed infatti quando poi mi hanno chiesto di suonare per Natale se la sono suonata!

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