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A passeggio con l’ombrello e con il cane

Venerdì 8 gennaio 2010, mattina presto, vento e pioggia. Incurante dell’acqua e del vento freddo, una donna è lì per la via che passeggia con l’ombrello ed il cane coperto da una mantellina (ammesso che i vestiti per cane si chiamino così). Quando l’ho saputo qualcosa mi si è rivoltato dentro. Sì, d’accordo, ognuno fa ciò che crede ma non riesco a stare indifferente quando vedo che l’umanità sta rincoglionendo. Se avessi la vista penso proprio che a caccia non ci andrei. Da piccolo mi incazzavo addirittura perché uccidevano le mosche e piangevo quando facevano altrettanto con le galline. Negli anni ’90, quindi quando ero trentenne, mi hanno chiesto di tenere fermo un tacchino per ucciderlo ma non ce l’ho fatta. Quindi non mi si accusi di mancanza di sensibilità verso gli animali. Il problema è un altro. E’ che oggi gli animali vengono adorati mentre gli esseri umani vengono ignorati o, peggio, sfruttati come macchine. Prova a chiedere un favore da svolgere a casa al caldo d’inverno e al fresco d’estate ed in orari comodi per le persone a cui l’hai chiesto. Prova a chiedere a qualcuno di portarti fuori quando c’è il sole in una giornata tiepida. Spesso avrai la risposta: “Non ho tempo”. Peccato che spesso le stesse persone poi abbiano sempre tempo da sacrificare per il proprio cane infischiandosene altamente dell’orario, del freddo e della pioggia. Peccato che spesso le stesse persone che ti rispondono di non avere tempo poi stiano lì a casa a giocherellare con il cane o a guardare da vent’anni la solita telenovela cretina. Noi portiamo a passeggio i cagnolini perché, poverini, altrimenti in casa si annoiano. Ma chi ci obbliga a tenerli in casa? Per migliaia di anni sono vissuti all’aperto senza conseguenze, per migliaia di anni hanno mangiato gli avanzi del padrone senza che la razza si estinguesse. E perché mai adesso tutto questo non si può più fare? Semplicemente perché abbiamo la mente ipnotizzata dai discorsi cretini che ci vengono fatti da chi ha tutto l’interesse a farli per far crescere il loro profitto. Sono i veterinari, i negozi in cui portiamo il cane a fare la permanente, le industrie che producono scatolette, merendine, biscotti, vestiti e quant’altro per il cane. Tutta gente che guadagna sulla nostra stupidità! Noi portiamo a passeggio il cagnolino, l’extra comunitario ci raccoglie le arance e i pomodori e gli diamo mezzo quattrino. A volte mi chiedo: se una persona scomparsa qualche decennio fa potesse risorgere, cosa penserebbe nel constatare che ci lamentiamo ogni giorno per la crisi ma allo stesso tempo spendiamo un sacco di soldi per i cani, che ci lamentiamo per il poco lavoro ma allo stesso tempo non lo vogliamo e mettiamo gli extracomunitari a raccogliere arance e pomodori dando loro qualche euro e i nostri giovani a spenderne un sacco a spasso e in discoteca fino al mattino? E cosa direbbe nel constatare la sorprendente crescita tecnologica dalle mille possibilità che però allo stesso tempo vengono impiegate malissimo a causa del menefreghismo e della scarsissima umanità di molti? Forse la persona risorta direbbe che siamo cresciuti tecnologicamente ma altrettanto nella coglionaggine.
P.s: un amico, o per lo meno era tale fino a quando non ha letto un mio articolo che l’ha fatto incazzare, quando aveva il gatto faceva a meno di suonare uno strumento musicale perché al micio la musica dava fastidio. D’accordo, ognuno fa ciò che vuole e proprio per questo, nel constatare certe cose, io scrivo ciò che mi pare e chiedo: tenendo presente che quando uno ama i gatti è ovvio che quando ne ha uno sia affezionato ad esso, è giusto esserne condizionati fino al punto di non suonare per non fare un torto al proprio micio? Ed è giusto sacrificarsi per farsi una casa in modo da non avere beghe con i condomini per ogni rumore per poi essere schiavo di un gatto?



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La scheda grafica che non vuole più il modo testo

Negli anni ’90 avevo una scheda grafica che funzionava perfettamente in dos, sia in modalità testo che in modo grafico, ma che a volte in windows si bloccava. Probabilmente, quando la grafica era un po’ spinta ed andava ad utilizzare tutta la sua memoria, ricordo che anche le schede grafiche ne hanno una, a causa di qualche settore danneggiato della memoria stessa la scheda si bloccava. Non avrei mai pensato che potesse capitare l’inverso, cioè che una scheda grafica smettesse di funzionare in modo testo continuando a lavorare in modo grafico. Ecco come si presenta il guasto.

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mb408l, mbcom e driver per jaws

Mbcom è il programma per trasferire parametri e codice/firmware da disco alla barra braille mb408l e viceversa utilizzabile da dos reale.

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Attualità

Diamo un lavoretto a quel povero cieco: quando decidere per gli altri fa fare brutta figura

Ecco una storia vera capitata alcuni anni fa ma ancora molto attuale. Era una domenica di ottobre o novembre 2001 quando, come al solito, è venuta a casa mia una persona che conosco abbastanza bene per poter scrivere ciò che segue. Ovviamente non posso ricordare le parole esatte che ad un certo punto ha detto, ricordo invece perfettamente il concetto. Comunque ad un certo punto più o meno dice: “c’è un cieco lì a Este [in provincia di padova, n.d.t.] che è a casa senza far niente. Bisogna dargli un lavoro”. Per i motivi scritti qui sotto, quando sento fare questi discorsi, soprattutto se li sento dal tipo di persone come quella descritta di seguito, rimango sempre un po’ perplesso e amareggiato. Il motivo principale è che conoscendo la persona che era a casa mia quella domenica, per esperienza diretta so bene che i suoi non sono consigli o proposte, sono imposizioni. Siccome non è capace di decidere della propria vita e ha bisogno che qualcuno decida per lei e che gliela organizzi, allevia le proprie frustrazioni imponendo un qualcosa agli altri e quando qualcuno non fa ciò che lei dice si arrabbia tantissimo e comincia a denigrare la persona colpevole del reato di non aver fatto ciò che lei desidera. Se ti guardi intorno vedrai che ci sono molte persone fatte a questo modo. Senza voler generalizzare, spesso si tratta di persone frustrate le quali, con il pretesto di voler fare del bene al prossimo, cercano di alleviare la loro frustrazione facendo fare agli altri ciò che loro non riescono a fare. Hanno il bisogno di dominare gli altri per sentirsi qualcuno anche se camuffano questo atteggiamento con la scusa di aiutarli. Ma quando gli altri non si lasciano dominare, allora queste persone cominciano a denigrarli, a demolirli eccetera dimostrando quanto fosse falso il loro amore per il prossimo. Tornando alla persona in questione, non era un caso che desiderasse un lavoretto per quel cieco. Lei aveva perso il lavoro due anni prima (ottobre-novembre ’99), e ne aveva fatto una malattia nonostante si trattasse di qualche ora alla settimana che, con un minimo di creatività, avrebbe potuto riempire benissimo con altre cose magari più interessanti del lavoro che svolgeva. Gli altri motivi per cui rimango perplesso quando sento certi discorsi sono spiegati di seguito. Salvo l’eccezione di un soggetto con handicap mentale grave, penso che ogni persona abbia il diritto e anche il dovere di scegliere cosa fare o non fare. Il cieco in questione aveva più di quarant’anni ed era sano di mente e quindi perfettamente in grado di decidere da solo. Se desiderava un lavoro, ovviamente l’avrebbe cercato. E poi siamo sicuri che uno non fa niente quando si trova a casa? Si può essere a casa e svolgere delle attività utili anche al prossimo come del resto ho già fatto capire in Fuori serie. Per essere utili agli altri non serve per forza andare in ufficio (con tutto il rispetto per chi ci va, ovviamente). La persona in questione visitava quel cieco per la prima volta o comunque erano le prime volte che lo frequentava e quindi a mio avviso c’è stata una certa invadenza. Anche se i consigli di questa persona fossero stati realmente tali e non delle imposizioni, penso che per consigliare una persona bisogna aspettare a conoscerla almeno un po’. A meno che non si tratti di questioni lampanti o gravi, come fai a consigliare una persona per il suo bene se non la conosci? Cosa ne sai di ciò che è bene o male per lei se non conosci le sue caratteristiche, le sue inclinazioni eccetera? Ed infatti, quale tipo di lavoro puoi consigliare ad una persona che non conosci nemmeno? un passatempo qualsiasi? Qui in bassa padovana c’è una mentalità diffusa portata avanti anche da certi ciechi. Quando si parla di portatori di handicap, l’importante è dare loro un’attività, non importa quale. I talenti e le inclinazioni personali non vengono prese in considerazione. La persona in questione infatti dice: “l’importante è che mi diano un lavoro, qualcosa da fare”. Non dice mi piacerebbe svolgere questo o quest’altro. Per quanto scritto fin qui, quella domenica del 2001 non ero d’accordo con ciò che diceva quella persona e, sbagliando, invece di esprimere il mio dissenso, mi sono limitato a boffonchiarlo. Però è bastato questo a farla incazzare. Con molta aggressività ha esclamato: “e allora cosa facciamo? Lo lasciamo lì così”? Non ho risposto e se l’avessi fatto, dicendo che la scelta spetta al cieco e non agli altri, avrei fatto incazzare ancor di più la persona inquestione che non ammette che gli altri possano pensarla in modo diverso. Questo, ovviamente, con chi le è più vicino perché con chi desidera lei sa essere gentilissima e camuffare benissimo ciò che pensa.
Mercoledì 14 novembre 2001: vado a Este per suonare e c’è anche la persona di questo articolo e la sorella del cieco in questione che attendono d’andare in comune dove avranno un incontro con l’assessore per parlare del lavoro da dare al non vedente (ora non ricordo bene con quale asessore, probabilmente con chi si occupa del sociale e se non ricordo male era una donna). Da notare che il cieco in questione non c’era e la ragione la scoprirò in seguito ma lì per lì non ci ho badato anche perché non erano fatti miei. Tornato da suonare, ritrovo la persona in questione mogia mogia ed il motivo l’ho scoperto più tardi. Una volta a colloquio con l’assessore, la sorella del cieco dice che suo fratello non ha nessuna intenzione di fare ciò che la protagonista di questo articolo propone. Lui sta bene così. La protagonista di questo articolo ovviamente non sa più cosa dire. Se il cieco non desidera il lavoro, allora perché sono lì? Che figura da stupida! Fermo restando che non condivido il comportamento di quel cieco, però per un altro punto di vista dico che alla protagonista di questo articolo ben gli sta. Speriamo che la prossima volta ci pensi un po’ prima di decidere per gli altri anche se nutro dei seri dubbi. Ma in pratica cos’era successo? Per saperlo con certezza bisognerebbe parlare con quel cieco. Per certo però possiamo dire che a lui non interessava avere il lavoro. Non so se lì per lì si fosse lasciato convincere dalle mille parole invadenti della protagonista di questo articolo. Se così fosse, una volta che l’uragano di parole se ne era andato, ha potuto riflettere e decidere con la propria testa scegliendo di non aderire a quanto gli era stato detto. Poteva avvertire la nostra protagonista in modo che non prendesse appuntamento con l’assessore ma se non l’ha fatto una ragione ci sarà. Un’altra ipotesi è che il cieco in questione abbia detto di sì alle imposizioni della nostra protagonista tanto per togliersela di torno e poi, ovviamente, ha fatto ciò che riteneva più giusto. Di una cosa possiamo essere certi: che a lui la faccenda interessava davvero poco. Se non fosse così non avrebbe mandato in comune solo la sorella. Comunque, la nostra protagonista si è incazzata moltissimo e nei giorni successivi diceva: “guarda che figura che mi ha fatto fare”! Ma qual’era il lavoro che si voleva dare a quel cieco? Con esattezza non lo so ma so per certo che non gli sarebbe stato dato uno dei classici lavori dei non vedenti. Gli avrebbero dato uno di quei lavoretti/passatempi non retribuiti che si danno ai malati di mente o agli anziani che hanno perso il senno. Quei lavori che non sono utili a nessuno tranne che alle famiglie che possono togliersi di torno l’ammalato per qualche ora. Quando la situazione lo richiede non c’è nulla di sbagliato in questo. Credo però che un quarant’enne sano di mente abbia bisogno d’altro e questo “altro” debba essere lui a deciderlo.

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Computer, hardware e software

Come sostituire la batteria della scheda madre del computer

Un tempo la batteria della scheda madre di un computer era saldata allo stampato e serviva a tenere in vita l’orologio quando il pc era spento visto che le altre poche impostazioni venivano fatte con degli switch. Successivamente la batteria è stata usata per mantenere tutte le impostazioni del bios (o quasi tutte), anche se in un primo tempo queste venivano fatte tramite un apposito programma in dotazione al computer. Oltre ad essere saldata, nei vecchi computer, come l’Epson ax3/20, la batteria veniva collegata alla scheda madre tramite un connettore. Capitava di non trovare più la pila ed allora si metteva un portabatterie con delle pile stilo qualsiasi e le si collegava alla scheda tramite il connettore recuperato dalla pila scarica. Non so dirti quando è cominciato l’uso delle batterie a pastiglia, sono comunque molti anni. Non c’è una posizione standard in cui trovare la batteria di una scheda madre; a volte è in basso a destra, quella che ho sostituito qualche settimana fa era quasi completamente sotto la scheda grafica. La noti perché senti un cerchio liscio sotto le dita e quello che stai toccando è il polo positivo che fa contatto con il portabatteria tramite il bordo del cerchio. La faccia inferiore della pila ovviamente è il polo negativo e si riconosce per il segno di giunzione esistente tra le due superfici; la parte negativa è leggermente più piccola e a volte leggermente ruvida. In una vecchia scheda, l’alloggiamento per la pila non aveva nessuna sporgenza e la batteria era leggermente incastrata ed era facile toglierla. Nelle schede Asus viste in questi anni, l’alloggiamento per la pila ha due sporgenze agli estremi del cerchio le quali fanno sì che la pila sia ben incastrata. In certi casi, soprattutto se hai la scheda madre sul banco, la pila si toglie facilmente. Basta tirare leggermente verso l’esterno una delle sporgenze del portapile e, con l’altra mano, alzare la pila infilando l’unghia tra il portapile e la pila stessa. Puoi notare che è soprattutto una delle due sporgenze del portabatteria a muoversi ma la sua posizione cambia a seconda di come è stato montato. A volte invece ti devi aiutare con un cacciavite. Un amico diceva che bisognava usarne uno in plastica in modo da non fare corti; quello che avevo era troppo grosso per tale operazione e mi scocciava limarlo. Così ho adoperato un normale cacciavite da orologiaio, ovviamente in metallo, senza fare nessun danno. Naturalmente questa operazione va fatta a computer spento. Quando compri un computer o una scheda madre, la batteria potrebbe avere diversi mesi e anche anni visto che viene messa nella scheda quando questa esce dalla fabbrica. La pila dura comunque diversi anni; tanto per fare un esempio ti dirò che quella sostituita qualche settimana fa era di una scheda acquistata nel 2001 la quale però aveva già qualche anno (forse è stata fatta nel ’99 o nel 2000. Quella del pentium 66 ha tredici anni, tanto che mi viene da pensare che non ci sia e che le impostazioni siano tenute in altro modo ma…
Nota del 2022: in seguito la batteria di quel pentium 66 si è scaricata ma nella scheda madre Intel non l’ho trovata e non l’ha trovata nemmeno chi ci vede; evidentemente l’hanno inserita in qualche integrato o altro componente.
Il primo sintomo di una pila scarica è l’orologio che resta indietro quando il computer resta spento per un certo periodo. Ma forse non sempre è così. Dico forse perché quella del pentium III sostituita qualche settimana fa non mi ha dato il segnale dell’orologio indietro ma potrebbe essere che io non me ne sia accorto visto che quel computer attualmente lo uso poco. Un giorno sono andato ad accenderlo e non si caricava più. Premevo dei tasti e sentivo un beep. Dentro era tutto a posto e non capivo perché non si avviasse. Come al solito era una cosa semplicissima, sarebbe bastato avere un briciolo di vista per scoprirla subito. Provavo a stampare la schermata con risultati nulli. Ma il Signore mi ha dato una mano facendomi premere f10 ed invio. Il computer si è riavviato ed ho capito che era entrato nel setup del bios. La data era al 1998 e mettendola a posto, tornava al 1998 dopo un po’ che era spento ed inoltre ripartiva sempre andando dentro al setup. Ovviamente c’era la pila scarica e ho anche notato che i pentium III non vanno al 1980 come i computer più vecchi. Non è detto che altre schede madri entrino nel bios quando la pila è scarica.
Le batterie a pastiglia, se completamente cariche, misurano 3 volt.
Nota del 2015: per completezza d’informazione aggiungo Questo. Come sai, le batterie a pastiglia non hanno tutte la stessa dimensione. Per distinguerle hanno una sigla e quelle di una scheda madre per pc di solito hanno la sigla cr2032. Non ho esperienza con la batteria del setup dei portatili. Negli anni ’90 un amico aveva una scheda madre con una batteria a pastiglia che non trovava nei negozi per pc, non so poi se l’abbia trovata, io la ricordo più grande delle cr2032 ma potrei anche sbagliare visto che è passato tanto tempo.

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Computer, hardware e software

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Attualità

I frutti della falsità

A tutti noi capita di parlare male di una persona, a volte lo si fa perché siamo sempre pronti a criticare, in altri casi perché siamo arrabbiati e ci lasciamo prendere dall’emotività. Sbagliare è umano e quindi non è questo il problema. Purtroppo però ci sono persone che decidono (o quasi) di fare delle cattiverie e un po’ si divertono a sparlare degli altri e a dire cose che non sono vere e che non possono conoscere. Sarà capitato anche a te di sentirti dire delle cose che proprio non hai mai pensato o non hai mai fatto e che magari non ti è mai passato per la testa l’idea di fare. La cosa più squallida è quando queste persone che sparlano di te sono credute dagli altri, in tal modo certe dicerie vanno avanti per anni e resti impegolato sempre dalle stesse stupidaggini. Ecco una mia esperienza; la racconto senza entrare, volutamente, in cose troppo personali, la privacy è un diritto che anche i ciechi sarebbe ora imparassero a rispettare.
Nei primi anni ottanta ho fatto delle scelte che per molte persone erano sbagliate. D’accordo, fin qui tutto bene, ognuno la vede a suo modo. Per certe persone quella è stata l’occasione di parlare male di me e di dire cose che non sono vere. Siccome certe persone si aspettavano che io facessi certe cose al posto di altre, si sono messe a dire in giro che io non facevo (e non faccio) niente. Quando si ha poco più di vent’anni è difficile ragionare con la propria testa anche quando si pensa di farlo. In realtà, proprio perché si è ancora alle prime esperienze di una vita adulta, spesso ci si lascia condizionare dagli altri senza accorgersene. Anche a me è capitato questo. Io sapevo benissimo che non passavo i giorni a far nulla e ciò nonostante mi comportavo come se le persone che parlavano male di me avessero ragione. Chi mi conosce, magari anche solo un poco, sa benissimo che se c’è una cosa che mi disturba è proprio il far niente. A quei tempi sapevo anche questo ma non lo mettevo in pratica. E così continuavo ad aumentare le mie attività per cercare disperatamente di placare la maldicenza di certe persone. Ma la cattiveria a volte è grande e non si blocca facilmente. Io aumentavo le attività, quelle persone continuavano a sparlare, era un cerchio chiuso dal quale si esce solo dopo che uno ha toccato il fondo. E così ero arrivato verso la fine degli anni ottanta a non avere più nemmeno un po’ di tempo libero. Compravo dei cd che poi rimanevano inascoltati perché fermarsi anche dieci minuti per un po’ di relax mi sembrava un reato; Se mancavano dieci minuti all’ora di pranzo, non li dedicavo certo a gustarmi l’aperitivo; cominciavo qualche cosa, leggevo, facevo un pezzo di rivista o qualsiasi altra cosa, l’importante era che non ci fosse mai un minuto di inattività perché i “giudici” erano in agguato. La stessa cosa capitava anche prima di coricarmi, anche se magari mi ero alzato alle sei del mattino o avevo dormito poco durante la notte precedente. Tutto questo stress mi comportava un nervosismo tremendo, quando manca la tranquillità le cose sono più difficili da fare e da portare a termine, i rapporti con gli altri sono più difficili. Avevo paura di ribellarmi a certe persone perché altrimenti dicevano che ero cattivo. Ma poi arrivi ad un punto che non ce la fai più e mandi tutti a quel paese. Poi, a poco a poco, ho cominciato a far lavorare la mente in modo razionale. Che senso aveva continuare con quello stress se tanto le persone dicevano ugualmente che io non facevo niente? Tanto valeva far niente per davvero. E poi perché preoccuparsi sempre dei giudizi degli altri? E questi altri, facevano davvero molte cose? Ed inoltre, aveva un senso vivere ogni attività in modo stressante a tal punto da non godere nemmeno l’attimo presente perché sempre preoccupato del futuro e cioè delle cose che poi avrei dovuto fare? In realtà, a poco a poco e fino ad arrivare ai giorni nostri, mi venivano alla mente certi particolari che io avevo inconsciamente insabbiato. Ricordo l’anno in cui insegnavo per un’attività integrativa, facevo lezioni private, mi stavo preparando all’esame di radioamatore e uno di musica, ero occupato con le associazioni per ciechi e, se avanzava tempo, leggevo qualcosa o ascoltavo un po’ di musica; qualche passeggiata ogni tanto, stando però attento che non mi occupasse troppo tempo. Sempre in quel periodo frequentavo alcune di quelle persone che sparlavano di me e sai come si passava la giornata quando le incontravo? Passeggiando per un corridoio del collegio, giocando a carte, inventando bestemmie e girovagando per la città con un autobus tanto perché passasse il tempo. Me ne tornavo a casa annoiato e adesso dico che ero proprio scemo a badare a queste persone. Una di queste, che era ed è vedente, una sera aveva bevuto un po’, non essendo abituata si addormenta guidando in autostrada e se sono ancora vivo è proprio una grazia. Alla faccia della maturità! Un giorno mi telefona l’ex fidanzata di un mio amico vedente; generalmente io non parlo mai di ciò che faccio o non faccio, mi danno fastidio quelli che si danno arie, ma quel giorno il discorso è andato in quel modo. Le elenco le mie attività che, rispetto a quanto scritto sopra, nel frattempo erano un po’ cambiate. Lei mi dice: “cosa dice adesso tua madre che ti sei messo a fare un sacco di cose mentre prima non facevi nulla?” Le rispondo che lavoravo anche prima e le elenco ciò che facevo. In realtà lei aveva creduto a una di quelle persone che passano il loro tempo a dir male degli altri e a non dire la verità. Passando ai giorni nostri, qualche settimana fa in corriera ho trovato una persona che non vedevo da moltissimo tempo. Come si fa in questi casi, abbiamo parlato della nostra vita e ad un certo punto mi sento dire una frase che grosso modo voleva dire: “una volta non facevi nulla mentre adesso…..”. In realtà adesso faccio meno di un tempo, ma anche questo è vero fino ad un certo punto. Infatti, quando si fa una vita stressante, alla fine si produce meno di quando si prendono le cose con la calma necessaria per farle. Adesso quando ho voglia mi fermo ad ascoltare un cd, se ho sonno perché non ho dormito la notte, se ho la possibilità di farlo mi butto sul divano anche se magari arriva una di quelle persone viste prima che si mette a suonare il campanello di casa ed ad urlare come un pazzo. Era una domenica pomeriggio dello scorso settembre, non avevo dormito la notte e alla mattina avevo fatto un giro in tandem; Mi stavo riposando sul divano e così quando è arrivato quel pazzoide per poco non facevo un infarto. Da notare che anche in quel caso quel pazzoide ha avuto qualcosa da ridire; ha criticato il fatto che io, di domenica pomeriggio, non stavo facendo niente. Chissà poi perché lui aveva il diritto di riposarsi andando a zonzo con la macchina e a fare il pazzo nelle case degli altri! Adesso questo pazzo ha una moglie e due bambine, la moglie ha lasciato il lavoro per dedicarsi alle figlie ed al padre infermo; e sai lui che cosa dice? Che sua moglie non fa un cavolo dalla mattina alla sera! Il lupo perde il pelo ma non il vizio! Tornando a parlare di me, adesso quando faccio qualcosa la vivo, nel senso che non sono sempre preoccupato per ciò che devo fare dopo. Questa esperienza ci insegna quanto segue:
1: le persone spesso parlano e criticano senza conoscere realmente gli altri, basta qualche telefonata o qualche messaggio via internet per conoscere una persona?
2: a volte ci si lascia condizionare anche se non lo vogliamo.
3: le dicerie della gente a volte si protraggono nel tempo e le bugie diventano quasi una verità.
4: bisogna sempre vedere da dove arriva la critica, questo lo sappiamo ma inconsciamente lo dimentichiamo. Nel mio caso le critiche arrivavano da persone che facevano meno di me, da persone che magari consideravano “il fare qualcosa” solo quando questo qualcosa era svolto per scopi di lucro, che mentalità ristretta! Le critiche arrivavano da una mia ex che pensava di conoscermi tramite l’oroscopo! Chi ha orecchi per intendere…